Carlos Reutemann aveva 79 anni: ha vinto 12 Gran premi, cinque con la Ferrari
Carlos Reutemann aveva 79 anni: ha vinto 12 Gran premi, cinque con la Ferrari
di Leo Turrini "Tormentoso e tormentato". Così Enzo Ferrari definì Carlos Reutemann, erede argentino di Juan Manuel Fangio. Due simboli sud americani della velocità. Solo che Fangio, in un’altra epoca, si prese tutta la gloria, con tanto di cinque titoli iridati. Invece a Lole, come era chiamato Reutemann, il mondiale sfuggì sempre. E fu, con rispetto per chi invece riuscì nella impresa, una ingiustizia. Dico questo perché non tutta...

di Leo Turrini

"Tormentoso e tormentato". Così Enzo Ferrari definì Carlos Reutemann, erede argentino di Juan Manuel Fangio. Due simboli sud americani della velocità. Solo che Fangio, in un’altra epoca, si prese tutta la gloria, con tanto di cinque titoli iridati. Invece a Lole, come era chiamato Reutemann, il mondiale sfuggì sempre. E fu, con rispetto per chi invece riuscì nella impresa, una ingiustizia.

Dico questo perché non tutta la verità sta negli albi d’oro. Carlos, spentosi ieri a 79 anni dopo una lunga malattia, era veloce, talentuoso, aveva coraggio e classe. Un altro Fangio, o quasi.

Il Drake di Maranello certe cose le intuiva. Infatti nel 1976, quando Lauda sembrava condannato ad un addio prematuro per le conseguenze del drammatico rogo del Ring, Ferrari scelse Reutemann per la annunciata successione.

Invece, fu una commedia degli equivoci. Niki guarì a tempo di record e Lole se lo trovò come compagno dominante. Il maschio Alfa (non Romeo!) a Maranello era evidentemente l’austriaco.

Dopo un debutto incredibile a Monza a settembre di quel rovente 1976 (incredibile perché il miracolo di Lauda costrinse il Vecchio addirittura mettere in pista tre Rosse, c’era infatti anche Regazzoni, evento mai più accaduto nella storia dei Gra Premi), l’argentino si adeguò al ruolo di spalla. Nel 1977 la possibile svolta: Niki conquistò il titolo e se ne andò.

Io conobbi Reutemann allora. Ero un ragazzo. Lole dormiva dalle parti di Sassuolo e immaginava fosse venuto il suo momento in Rosso. Era una aspettativa più che giustificata. Ma a Maranello si accese la luce accecante della cometa Gilles Villeneuve.

Era destino. Il gaucho tormentato e tormentoso di corse sapeva e capiva. Vinceva, non di rado. Cinque Gran Premi con la Ferrari, fino al divorzio ad inizio 1979. In totale dodici primi posti. Si fece apprezzare anche al volante di Brabham, Lotus, Williams. Proprio con quest’ultimo team, nel 1981, una congiura di palazzo negò a Carlos l’eredità di Fangio. Perse il campionato di un niente, a beneficio del brasiliano Piquet.

Dopo, in patria Lole si è dedicato alla politica. È stato a lungo parlamentare e anche governatore di Santa Fe’.

Senza mai dimenticare l’amore per il Cavallino.