Mercoledì 29 Maggio 2024

Imt, una storia in continua evoluzione Un ente che rappresenta 519 aziende

Il maxi consorzio presieduto da Michele Bernetti è nato nel 1999 su iniziativa di 19 soci .

Imt, una storia in continua evoluzione  Un ente che rappresenta 519 aziende

Imt, una storia in continua evoluzione Un ente che rappresenta 519 aziende

L’istituto marchigiano di tutela vini (Imt), il maxiconsorzio presieduto da Michele Bernetti e diretto da Alberto Mazzoni da oltre 20 anni, scommette sulla qualità del prodotto come elemento fortemente distintivo del Brand Marche, è il frate guardiano del marketing delle bottiglie prodotte in regione.

Nato nel 1999 su iniziativa di 19 soci con 7 denominazioni tutelate, oggi Imt si muove a 360 gradi nel promuovere 16 su 20 denominazioni marchigiane e rappresenta il 45% della superficie vitata regionale (oltre 7.500 ettari tra le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo). Oggi rappresenta 519 aziende associate, con l’89% dell’imbottigliato nell’area di riferimento. Il gioco di squadra tra i produttori e con il territorio, la capacità di intercettare rapidamente e investire i fondi Ue e regionali, ma anche l’identità territoriale e la valorizzazione degli aspetti che costituiscono il tratto distintivo delle Marche sono la ricetta di Imt per sostenere l’immagine del vino marchigiano in Italia e nel mondo con un notevole in cremento dell’export. Dal 2010 al 2020 il totale degli investimenti messi in campo da Imt e dalle aziende socie con i contributi comunitari (Ocm Promozione Paesi Terzi e Psr Misura Marche Paesi U.E. Mis 1.33 e 3.2) ha oltrepassato quota 28 milioni di euro con un trend che tende alla crescita costante.

Il bianco fermo più premiato dalle guide vinicole italiane negli ultimi quattro anni è il Verdicchio, che ha le sue culle di produzione a Jesi e Matelica e si conferma come l’ambasciatore regionale in bottiglia, seguito da altri prodotti legati al territorio come i Doc Bianchello del metauro, Colli maceratesi, Colli pesaresi, Esino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero, San Ginesio, Serrapetrona, Terreni di Salseverino, e dalle Docg Conero e Vernaccia di Serrapetrona. Chapeau per i bianchi, ma un applauso anche ai grandi rossi di questa terra.

"I vini marchigiani – sottolinea il direttore dell’Istituto di tutela, Alberto Mazzoni – sono da tempo usciti dal cono d’ombra grazie anche alle politiche regionali che si sono dimostrate lungimiranti. Il nostro vigneto sta crescendo e negli ultimi 5 anni sono mille i nuovi ettari impiantati che hanno permesso di raggiungere una superficie di oltre 18mila ettari".

L’Imt lavora sul vino non solo sul piano del marketing, ma anche della ricerca, tenendo presente che "la tipicità non è data solo dalle caratteristiche del vitigno e del vino ma anche da una molteplicità di elementi che concorrono a renderne riconoscibile, e quindi unica, la determinata tipologia come il terreno, il clima, addirittura il microclima e l’intervento dell’enologo".

In base a questa filosofia l’Imt ha deciso di affidarsi all’analisi sensoriale che consiste nella descrizione delle proprietà organolettiche di un prodotto mediante l’uso dei cinque sensi (vista, olfatto, udito, gusto, tatto). Questa disciplina scientifica consente di ricercare una serie di elementi di descrizione, capaci di fornire il massimo delle informazioni sulle caratteristiche sensoriali del prodotto in esame al fine di elaborarne il profilo.

Beppe Boni