Lunedì 20 Maggio 2024
PATRICK
Vinitaly

Il governatore Zaia: "Vetrina eccezionale. Settore fondamentale per il nostro Paese"

Il presidente del Veneto è sicuro: "La viticoltura è strategica. E per la nostra regione è un gioiello da tutelare, pilastro dell’export,. in testa ai dati nazionali e fattore di crescita economica".

Il governatore Zaia: "Vetrina eccezionale. Settore fondamentale per il nostro Paese"

Il governatore Zaia: "Vetrina eccezionale. Settore fondamentale per il nostro Paese"

Colgan

Governatore Zaia, l’anno scorso il Vinitaly registrò numeri record. Cosa significa la crescita della manifestazione per il Veneto e per l’Italia?

"Quella dell’anno scorso è stata definita l’edizione dei record. Ma si potrebbe definire così quella di ogni anno, e questa del 2024 non smentirà le aspettative. Vinitaly è una manifestazione di assoluto rilievo e importanza nel panorama internazionale, ciò significa che gli occhi del mondo sono puntati su Verona e sul Veneto. Non è solo una vetrina eccezionale che vede riuniti i produttori più importanti d’Italia e del mercato internazionale ma un momento di confronto a vari livelli su tutto ciò che ruota intorno a un settore fondamentale della nostra economia, della nostra cultura e della nostra identità. Per questo Vinitaly si è affermato non solo tra gli addetti ai lavori".

Il governo ha sostenuto fortemente la manifestazione dell’anno scorso e lo farà anche ques’anno. Qual è il messaggio che manda questa compattezza?

"Non mi meraviglia e saluto con soddisfazione e interesse questo impegno sinergico. Il vino è uno dei fattori più importanti della nostra economia e il Vinitaly è un appuntamento per l’immagine di tutto l’indotto, un vero caposaldo di tutto il settore. Che si allarghi la cerchia dei sostenitori della manifestazione è un grande messaggio, significa che non siamo solo noi ad essere consapevoli che la viticoltura è un settore strategico attorno al quale ne ruotano altri. Pensiamo a quale attinenza c’è con l’agroalimentare ma non solo; anche al fashion non è estraneo perché il vino è un vettore che sostiene la conoscenza e la presenza nel mondo del made in Italy".

Il Veneto ha numeri importanti per quanto riguarda la produzione di vino. E gli ettari vitati aumentano comunque ogni anno: è sostenibile? O è anche un rischio come sostiene qualcuno?

"La sostenibilità è di casa in Veneto e sono gli stessi mercati a chiedere vini rispettosi dell’ambiente, ossia sempre più sostenibili. Parlare di rischi riguardo a questo tema significa velatamente mettere sotto accusa i produttori del nostro vino; un’equazione che non accetto perché non stiamo parlando di un Far West. Ci sono, infatti, strumenti giuridici affidati ai consorzi di tutela e vanno utilizzati correttamente. Il viticoltore, e più ampiamente l’agricoltore, ha a cuore i terreni su cui lavora e da cui trova non solo il frutto della natura ma anche quello del suo impegno. È la prima sentinella di un vero presidio a difesa dell’ambiente; dove la terra viene lavorata non ci sono frane o incuria, c’è attenzione e cura".

L’anno scorso la produzione in Veneto, ma il trend è nazionale, ha segnato un meno 9 per cento a causa anche degli eventi climatici, dalla grandine alla siccità. Cosa fa e cosa può fare la Regione su questo fronte?

"Spesso ripeto che il Veneto è la più grande vigna d’Italia. Ma i dati ci dicono anche che siamo una delle regioni più esposte a fenomeni atmosferici estremi. L’anno scorso abbiamo costituito la Cabina di Regia Regionale di Coordinamento per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, per le attività di predisposizione della Strategia Regionale di adattamento al cambiamento climatico. Ne faccio parte in prima persona. Certamente non si occupa direttamente di viticoltura ma di strategie in merito alle linee di intervento nei vari ambiti. Ma la viticoltura è un settore che per noi merita la massima attenzione a fronte di questa sfida. Il vino è un fiore all’occhiello del Veneto con la sua cinquantina di denominazioni d’origine. Insieme a tutto il settore che riunisce, è uno dei fattori più importanti di crescita economica; un vero pilastro del nostro pil e dell’export. Solo nel primo semestre del 2023, nell’export si è confermato in testa alla classifica delle regioni con 1.339 milioni di euro, ossia il 35,5% del valore nazionale. È chiaro che per noi è un gioiello da tutelare".

Sembra sventata, almeno per il momento, l’introduzione di messaggi relativi a rischi per la salute sulle etichette. Ma l’Europa è solo fonte di rischi o anche unìopportunità?

"Sono da sempre europeista convinto e ho la convinzione che il vino sia un grande strumento per creare ponti tra comunità e mercati, è motivo di scambi non solo commerciali ma anche culturali. L’Europa, quindi, è una grande opportunità. Ma questa forza sociale del settore vino è tale perché è un riferimento identitario delle comunità e dei territori in cui viene prodotto. Questo, a livello europeo, non sempre è capito come un valore aggiunto. Per questo sostengo che è necessario superare quella logica rischiosa seguendo la quale, e non è il solo esempio che posso fare, si pensa di poter imporre un’etichetta dai contenuti discutibili sul vino. È un atto che cancella l’identità di un territorio e di una comunità che si riconoscono, nel caso del Veneto, in 350 prodotti tipici su 4.500 a livello nazionale, e apre le porte ad altre minacce per il comparto agroalimentare come la carne sintetica o le farine d’insetti".

Il riconoscimento Unesco delle colline del Valdobbiadene è un traguardo storico raggiunto durante la sua presidenza. Che risultati state registrando sul fronte dell’enoturismo? Quanto ancora si può fare?

"Nel 2023 le Colline del Prosecco segnano un +18% di presenze rispetto all’anno precedente un +8% rispetto al periodo pre-pandemico 2019. In particolare nella Core Zone che ha incassato un importante 15%. A guidare la cordata è il turismo straniero con un +24,5%. È la conferma di una visione di sviluppo di quel territorio che abbiamo sempre sostenuto. Con 482.222 presenze totali, le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono conosciute per la loro tradizione enologica insieme alla loro straordinaria bellezza paesaggistica, per il valore storico e culturale, per l’ospitalità. L’enoturismo si inserisce nell’ambito del turismo esperienziale, un fenomeno sempre crescente che ci fa guardare con ottimismo al futuro perché significa che i 72 milioni di presenze complessive che fanno del Veneto la regione più turistica d’Italia, hanno un motivo in più oltre le spiagge, le Dolomiti, le Città d’arte, il Lago e le Terme".