Violenza economica, come difendersi. I consigli di Claudia Segre: “Dal conto corrente alle frodi, attente a questi segnali”

La fondatrice e presidente della Global Thinking Foundation: “Le donne devono essere più consapevoli. Questo isolamento è una porta aperta su tante altre forme di abuso”

Milano, 23 gennaio 2024 - Violenza economica: uno scoglio sommerso sulla strada di troppe donne. Se queste due parole hanno trovato spazio finalmente su Wikipedia, qualche anno fa, è stato merito del lavoro della Global Thinking Foundation, nata nel 2016.

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Claudia Segre, fondatrice e presidente di questo spazio che davvero mancava, ha sempre lavorato nella finanza internazionale – dal Fondo monetario all’Ocse -, specializzandosi sui paesi emergenti. Confida: “Quando ho lanciato la mia Fondazione in Italia, ho trovato tanti tratti simili a quelli dei paesi emergenti”. Un bel paradosso.

Avete aperto un mondo, violenza economica è entrata su Wikipedia.

"Sì, è stato 8 anni fa. E abbiamo faticato non poco per arrivare a questo risultato”.

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La violenza economica come preludio ad altro?

"Questo isolamento delle donne è una porta aperta su tante altre forme di violenza”.

Siamo un paese con scarsa educazione finanziaria.

"L’unico dove questa carenza si associa a una differenza di genere”.

Perché?

"Intanto la nostra percentuale di donne che lavorano è la più bassa a livello europeo. Anche per questo abbiamo meno possibilità di gestire i redditi da lavoro e di accrescere le competenze”.

Qual è la definizione di ‘violenza economica’?

"Il concetto è chiarito bene nella Convenzione di Istanbul. Parliamo di atti che riducono l’opportunità di una piena indipendenza finanziaria”.

Come si manifesta?

"I modi sono tanti, dal non permettere alla donna di gestire le proprie risorse lavorative al non condividere spese e decisioni economiche. Fino a depredarla delle proprie risorse o a farle firmare documenti in modo inconsapevole”.

Quindi le donne devono imparare di più?

"Noi lavoriamo proprio su questo. Penso alla legge francese e all’obbligatorietà per le aziende di versare lo stipendio sul conto corrente delle lavoratrici. Così il problema sarebbe superato”.

Per dire, quante donne oggi non hanno un conto corrente personale?

"Nel 2017 erano il 37%, oggi per fortuna siamo arrivate al 20%. Ma resta comunque una percentuale alta”.

Da ultimo, quali sono le frasi più assurde che si è sentita dire in questi anni?

“Tanti uomini rifiutano l’idea che la donna abbia un’autonomia finanziaria perché fa perdere all’uomo potere sociale. “Io faccio la figura dello stupido”, sì ho proprio sentito queste parole. Le donne, invece, non si considerano all’altezza, hanno atteggiamenti rinunciatari o addirittura dichiarano: se apro un conto corrente personale o decido la separazione dei beni non gli porto rispetto, significa che non lo amo abbastanza. Sentire queste cose nel 2024 è davvero allucinante”.