Lunedì 15 Aprile 2024

Molestie segnalate alla Sapienza, Leonardi: “Colpita dal coraggio delle ragazze. Ecco gli obiettivi del nostro lavoro”

La vicepresidente della Commissione femminicidi: “Mi ha fatto una buona impressione che l’Università si stia attrezzando per far emergere questo fenomeno”. Il peso della violenza economica

Roma, 25 febbraio 2024 - Molestie sessuali e abusi di potere  all’università La Sapienza: 13 i casi segnalati nel 2023. Antonella Polimeni, rettrice dell’Ateneo, lo ha spiegato durante l’audizione nella Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.

E purtroppo non si è sorpresa la vicepresidente Elena Leonardi, senatrice di FdI. Che però cerca di vederla anche in positivo: “Intanto mi ha fatto una buona impressione che l’Università si stia attrezzando per far emergere questo fenomeno e dare supporto anche a chi denuncia”.

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Naturalmente per ogni segnalazione bisogna attendere la conclusione delle indagini. In ogni caso, non è semplice compiere quel passo.

"Per una donna non lo è mai. Ma è ovvio che quando l’uomo che maltratta ha anche una posizione dominante, come può accadere nel rapporto tra professore e studentessa, la cosa è ancora più difficile”.

Da sinistra Elena Leonardi, vicepresidente della Commissione femminicidi, e Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza
Da sinistra Elena Leonardi, vicepresidente della Commissione femminicidi, e Antonella Polimeni, rettrice della Sapienza

L’università come si attrezza?

"Intanto investe su centri anti violenza, su corsi, su un codice di comportamento...  Purtroppo penso che le denunce siano solo una parte di quel che accade. Ma già essere riusciti a far emergere il problema è un dato molto importante”.

La violenza di genere è trasversale.

“Le statistiche ci dicono che il fenomeno colpisce tutti. Non contano cultura, età, latitudine geografica”.

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Come si manifestano le molestie all’università?

“Naturalmente non è compito della Commissione indagare. Ma le molestie non sono solo fisiche, sono anche psicologiche o morali. Ovvio che in questo contesto lo sbilanciamento dei ruoli rende tutto più difficile, la ragazza si sente in qualche modo prevaricata. E ha il timore di vedere il proprio percorso accademico compromesso, bloccato. Ma in tutto questo voglio cercare anche la parte positiva. La società si sta rendendo conto dell’importanza di fornirsi di strumenti per conoscere il fenomeno e contrastarlo”.

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Qual è l’obiettivo che vi siete date come Commissione?

“Il nostro lavoro ha come orizzonte la legislatura, per indagare la violenza di genere in tutte le sue forme. Abbiamo scelto di iniziare il percorso dalla violenza economica”.

Su questo, il quadro delle associazioni è a tinte fosche.

"Purtroppo anche persone laureate, con un lavoro, spesso non possono contare sull’indipendenza economica. Perché nel matrimonio c’è il conto unico oppure perché è bloccata la possibilità per una donna di rendersi autonoma con il lavoro. Il confronto con l’università è un tassello dentro un percorso per indagare tutte le fasi della nostra società. Un punto decisivo, per iniziare a far prendere coscienza alle ragazze, che sono le donne di domani. Anche per questo è importante rendere strutturale e far crescere il finanziamento del reddito di libertà. Che è comunque un supporto, quando la donna trova il coraggio di denunciare”.