Roy Roger's
Roy Roger's
La collezione è ispirata all’archivio storico del brand che conta oltre 4000 pezzi, perché qui stiamo parlando del primo blue-jeans italiano davvero Made in Italy, che nasce sotto le insegne di Roy Roger’s. Era il 1952 quando Francesco Bacci parte per New York, un viaggio che dura in aereo due giorni: lui ha 21 anni, è solo in questa avventura, non conosce una parola di inglese ma ha la testa piena di sogni. Il giovane di Campi Bisenzio è un visionario, capisce che i tempi sono maturi per il grande salto nella Grande Mela dove tutti parlano di un tessuto straordinario come il denim ed esaltano la robustezza dei capi da lavoro che vengono realizzati tra camicie, giubbotti, salopette e jeans. "Il nostro è davvero un bel primato – racconta Patrizia Biondi, presidente di Roy Roger’s e figlia di Francesco che è scomparso nel 2009 – mio padre è stato una figura pazzesca della storia della moda italiana. Un personaggio che ci ha...

La collezione è ispirata all’archivio storico del brand che conta oltre 4000 pezzi, perché qui stiamo parlando del primo blue-jeans italiano davvero Made in Italy, che nasce sotto le insegne di Roy Roger’s. Era il 1952 quando Francesco Bacci parte per New York, un viaggio che dura in aereo due giorni: lui ha 21 anni, è solo in questa avventura, non conosce una parola di inglese ma ha la testa piena di sogni. Il giovane di Campi Bisenzio è un visionario, capisce che i tempi sono maturi per il grande salto nella Grande Mela dove tutti parlano di un tessuto straordinario come il denim ed esaltano la robustezza dei capi da lavoro che vengono realizzati tra camicie, giubbotti, salopette e jeans.

"Il nostro è davvero un bel primato – racconta Patrizia Biondi, presidente di Roy Roger’s e figlia di Francesco che è scomparso nel 2009 – mio padre è stato una figura pazzesca della storia della moda italiana. Un personaggio che ci ha insegnato tanto, perché si è inventato tutto già a 21 anni con un coraggio da leone. Suo padre era un venditore ambulante di tessuti che girava per città e campagne col calesse. Mia mamma Giuliana cuciva i pantaloni. Mio padre capì subito che bisognava cambiare e puntare su quel denim di cui si cominciava a parlare, un tessuto durissimo e resistente, adatto all’Italia laboriosa del dopoguerra. Strinse allora una partnership col colosso Cone Mills Corporation di New York, tra i più grandi fornitori di denim Made in Usa. E fu subito successo".

Ed ecco che a questo Pitti Uomo 101 Roy Roger’s celebra i 70 anni del brand con una capsule di 30 capi, 15 da uomo e 15 da donna, che raccontano questa bella storia di amore e passione per lo stile. Si chiama ’Roy Roger’s 70 Years Annyversary Collection’ e celebra tutti questi anni di talento, design e ispirazione. L’azienda, presieduta da Patrizia Bacci che ha in Niccolò Biondi l’amministratore delegato e in Guido Biondi il direttore creativo, reinterpreta il denim in una capsule partendo dai 70 capi più iconici dell’archivio storico, insieme a 70 immagini, nello stand alla Fortezza da Basso dove va in scena la storia di un mito senza età.

Adesso questi capi del settantesimo per l’inverno 2022-2023 uniscono di nuovo le generazioni in una grande famiglia rielaborando stile, vestibilità e vocazione in chiave contemporanea. "Tutti i tessuti sono realizzati con cotone reused, recuperato e riciclato per rendere più sostenibile il ciclo di produzione e avere il minor impatto possibile sull’ambiente che esploriamo ogni giorno – racconta Guido Biondi, direttore creativo del brand –. Dal jeans con la zip sulle tasche posteriori, soluzione nata per custodire gli effetti personali e il denaro della paga settimanale. Al gilet e alla camicia realizzati con patch differenti cuciti insieme per sottolineare le varietà delle sfumature del denim, impreziosite dalle etichette in tessuto che illustrano la storia Roy Roger’s. Fino all’intramontabile jeans a zampa, per ricordare che correva l’anno 1965 quando Roy Roger’s lanciò la prima collezione donna. Questo non è un anniversario nostalgico – continua Guido Biondi – il display nello stand è modernissimo. E’ il vintage del futuro".

Tutto il rilancio del brand si deve all’energia e alle felici intuizioni produttive e commerciali di Fulvio Biondi, scomparso a novembre 2010, marito di Patrizia e padre di Niccolò e Guido. "Non c’è futuro senza una vera storia", diceva in azienda e questo monito è il suo testamento. "E il marchio sta andando bene – conferma l’ad Niccolò Biondi –: il merito va molto alla riorganizzazione aziendale che abbiamo portato a termine tra 2020 e 2021. Riorganizzare per razionalizzare. Nel 2021 abbiamo avuto un incremento delle vendite superiore al 2019, chiudiamo il 2021 con un incremento dell’8% sul 2019, con un +20% di utile pre-Covid". Insomma, c’è una gran voglia di riscossa nel sistema moda italiano. A partire da Roy Roger’s.

JEANS RICICLATI E SOSTENIBILI

Un importante accordo a tre tra Roy Roger’s, Candiani e la onlus Humana per un progetto di moda solidale. Si parte sempre dal denim, ma riciclato per impattare meno sull’ambiente e per sprecare sempre meno acqua, con tinture giuste e più sane nel segno dell’ecologia e della sostenibilità.

"Humana è un ente benefico che a Milano raccoglie e ricicla capi usati, li selezionano e poi li riciclano. I vecchi jeans vengono ritriturati e noi di Roy Roger’s usiamo questo tessuto rigenerato per una capsule speciale. Questo denim che rinasce lo ho chiamato Grand Cru", racconta Guido Biondi direttore creativo di Roy Roger’s. Si tratta di 50 per cento cotone organico e 50 per cento jeans riciclato, post consumer, tra trattamenti al laser e lavaggi ad alto risparmio di acqua.