L’armonia del corpo stesso come oggetto visivo
L’armonia del corpo stesso come oggetto visivo

Leonardo è stato il primo interprete dell’anatomia umana con metodo strettamente scientifico, ma c’è voluto molto tempo perché ci si rendesse conto di questo suo fondamentale contributo alla scienza. E non solo per il percorso complesso che le sue tavole e i manoscritti hanno dovuto subire, dopo la sua morte. Alla sua morte, manoscritti e disegni, lasciati in eredità all’allievo prediletto Francesco Melzi per poi rimanere a lungo nelle soffitte del Castello di Vaprio d’Adda. Infine, dopo mille peripezie, i disegni sono entrati a far parte della “Raccolta Reale” del Castello di Windsor, dove tutt’ora sono conservati. In questo senso l’anatomia leonardesca non poté esercitare in alcun modo la sua influenza su quell’opera di revisione critica delle conoscenze anatomiche classiche, che ebbe inizio dopo la morte di Leonardo, soprattutto per merito di Vesalio. Oggi, tuttavia, la scienza si inchina di fronte alle intuizioni documentate del genio. E lo fa addirittura con un articolo, tra i tanti altri, apparso sulla prestigiosa rivista Nature nel 2012, in occasione di una mostra tenutasi a Londra. A firmarlo è Martin Clayton, Responsabile delle stampe e dei disegni per il Royal Collections Trust presso il Castello di Windsor, che ha studiato in particolare le opere di Leonardo. Lo studioso si lascia andare ad un vero e proprio peana per il Leonardo anatomista, che si è concentrato sul tema soprattutto intorno al 1490 e nel periodo tra il 1507 e il 1513. “Il corpo umano è stato il principale soggetto del Rinascimento e Leonardo ha compreso che non sarebbe stato sufficiente lo studio dell’anatomia permanente del corpo – scrive l’esperto su Nature”. Ma per Leonardo, l’opera pittorica doveva partire dallo studio, da quelle interconnessioni tra movimento e cervello che sono alla base dello sviluppo artistico dei suoi soggetti. Per questo la disponibilità di persone morte da dissezionare ha rappresentato uno strumento fondamentale per disegnare l’armonia, lo sviluppo fisico e le relazioni tra muscoli e movimento che diventano una costante dell’opera del grande artista. Anche se fino a qualche tempo fa si pensava il contrario, la dissezione è divenuta permessa grazie ad una bolla papale del 1482. Così Leonardo ha potuto sviluppare, fianco a fianco, l’opera artistica con le conoscenze scientifiche. Nello studio del cranio – ricorda Clayton “lo ha sezionato per studiare la sua struttura interna, riportando quanto osservato in opere squisite all’interno di un quaderno”. Ma la vera “rivoluzione” anatomica dell’artista si svela in futuro, a distanza di anni da “L’Ultima Cena” che rivela segreti intensi della psiche dei protagonisti attraverso i loro volti e le loro posture ma senza indugiare in aspetti anatomici precisi, quando Leonardo sviluppa l’attenzione più completa all’apparato locomotore figlia dei suoi studi anatomici. Così, intorno all’inizio del 1 500, l’artista realizza una raffigurazione dell’anatomia di braccio e spalla, con la dissezione profonda dei muscoli della spalla destra. È solo un esempio di quel percorso che, attraverso tavole e dipinti, porterà Leonardo ad affermare di aver completamente realizzato lo studio anatomico dell’apparato umano del movimento, nel 1510.