Martedì 16 Aprile 2024

Museo monumento al Deportato. In mostra cinquant’anni di storia

L’esposizione a Palazzo Pio per non dimenticare: dalla nascita all’oggi, un’opera d’arte ancora attuale. Marzia Luppi (Fondazione Fossoli): "Il nostro compito è avere cura di un luogo che aiuta ad aprire gli occhi".

Museo monumento al Deportato. In mostra cinquant’anni di storia

Museo monumento al Deportato. In mostra cinquant’anni di storia

‘La Cura della Memoria’ è il titolo della mostra allestita in Sala Cervia a Palazzo dei Pio a Carpi che mira a celebrare il 50° anno del Museo Monumento al Deportato (inaugurato nel 1973), ripercorrendo la storia della sua realizzazione, a partire dal motivo per cui fu voluto a Carpi, ricostruendo il clima culturale e civile in cui maturò la sua ideazione, presentando la qualità artistica degli intellettuali che contribuirono a diverso titolo alla progettazione di quest’opera d’arte ancora così contemporanea. Visitabile fino al 1° maggio, l’esposizione costituisce una testimonianza dell’impegno morale dell’arte nel risvegliare le coscienze di fronte al declino delle democrazie in Europa e alla sconsiderata follia dei campi di sterminio, attraverso una selezione di 71 opere, tra dipinti, sculture e grafiche, proveniente da raccolte pubbliche e private, di autori quali Pablo Picasso, con le incisioni ‘Sogno e menzogna di Franco I e II’ (1937), Julio Gonzales con il disegno ‘Studio di figura che grida’ (1941), Corrado Cagli con la serie di disegni ‘Buchenwald’ (1945), Emilio Vedova con il dipinto ‘Incendio del villaggio’ (1945). L’iniziativa intende riportare all’attenzione collettiva la tragica storia della segregazione razziale in Italia, di cui Carpi è stata testimone. A pochi chilometri dal centro cittadino infatti, in località Fossoli, sorgeva il campo di concentramento per ebrei, voluto dalla Repubblica Sociale Italiana, successivamente trasformato in campo poliziesco e di transito, utilizzato dalle SS come anticamera dei lager nazisti. "Obiettivo della mostra – spiega la direttrice della Fondazione Fossoli, Marzia Luppi, in foto – non è solo fare conoscere il Museo Monumento al Deportato, che insieme al campo di Fossoli, proietta Carpi in una dimensione internazionale, ma evidenziarne il ‘prima’ e il ‘dopo’, ossia come è nata l’idea, sicuramente all’avanguardia, e quale era il contesto artistico intellettuale in cui si è sviluppato. Vi hanno lavorato personalità di grande rilievo, che hanno fatto della loro arte l’espressione di un impegno civile". Il titolo della mostra, ‘La Cura della Memoria’, ha un duplice significato: "‘Avere cura’, e al tempo stesso la memoria che ‘cura’. Noi carpigiani dobbiamo avere cura del Museo che è al tempo stesso un elemento che ci aiuta a curare, ad ‘aprire gli occhi’ su tante questioni ancora attuali". La mostra, il cui allestimento è stato curato dallo studio Origoni Steiner di Milano, prevede quattro macro sezioni che affrontano nell’ordine, le origini del Museo, il concorso e i progetti presentati, la realizzazione del Museo a partire dal restauro degli ambienti, i legami tra i diversi artisti che hanno partecipato alla sua realizzazione e l’inaugurazione. Partendo da alcune tavole dello studio di architetti BBPR di Milano (Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti, Ernesto N. Rogers), cui si deve la struttura del Museo al Deportato, concepito negli anni sessanta e inaugurato il 14 ottobre 1973, l’esposizione propone i bozzetti originali di Renato Guttuso e Corrado Cagli che, con Alberto Longoni, Picasso e Léger, hanno realizzato alcune delle pareti all’interno delle tredici sale del museo. Un nodo centrale, cui si collega la seconda sezione della mostra, è dedicato al corpus grafico di disegni di Aldo Carpi, di proprietà del museo carpigiano, realizzato in gran parte durante la sua prigionia a Mauthausen e Gusen. Sono pagine di piccolo formato che descrivono una lenta e implacabile discesa nell’inferno, dal quale Carpi riesce a sopravvivere grazie al suo talento artistico.