Domenica 23 Giugno 2024
FRANCESCO MORONI
Eventi e Fiere

Innovazione e qualità. D’Auria è soddisfatto: "Ecco le nostre vigne, musei a cielo aperto"

Il presidente del Movimento Turismo del Vino presenta l’edizione 2024 "Forniamo un’esperienza unica e diretta, valore aggiunto per i visitatori. Il settore è in fermento: occorre fare squadra ed essere uniti".

Innovazione e qualità. D’Auria è soddisfatto: "Ecco le nostre vigne, musei a cielo aperto"

Innovazione e qualità. D’Auria è soddisfatto: "Ecco le nostre vigne, musei a cielo aperto"

In alto i calici. È tutto pronto per la trentaduesima edizione di Cantine Aperte, tradizionale kermesse promossa dal Movimento del Turismo del Vino, che si rinnova di anno in anno con forza e determinazione per offrire un’esperienza di qualità sempre più significativa ai tantissimi visitatori che, questo fine settimana, andranno alla scoperta delle centinaia di cantine che aderiscono all’iniziativa. Un weekend imperdibile, una vera e propria festa dell’enoturismo che abbraccia tutte le regioni d’Italia da nord a sud all’insegna del "bere bene", per sostenere il consumo responsabile e consapevole del vino, coniugando il piacere della degustazione ad attività storico-culturali e naturalistiche, il tutto con l’inconfondibile accoglienza dei produttori che caratterizza tutti gli eventi del Movimento. Valorizzazione dei vini del territorio e delle produzioni locali, contatto con la natura, passione per l’ospitalità e piacere della condivisione: questi i pilastri portanti che, da oltre tre decenni, fanno di Cantine Aperte l’appuntamento di riferimento per chiunque voglia scoprire il vino, il territorio e chi, con dedizione e costante impegno, se ne prende cura. A raccontare l’edizione 2024 è il presidente nazionale del Movimento, Nicola D’Auria, che parla di "grande soddisfazione" soprattutto nel "vedere sempre più persone curiose e appassionate, che si approcciano al vino partendo dalla conoscenza del territorio e dal racconto dei produttori".

Presidente D’Auria, come presenterebbe l’edizione annuale di Cantine Aperte?

"Parliamo di una kermesse che ormai si è consolidata e fondamentalmente continua a mantenere un livello di affluenza molto alto. Nonostante il mondo produttivo resti abbastanza preoccupato per il contesto generale, cerchiamo sempre di fare qualcosa in più, di innovativo. Possiamo confermare che Cantine Aperte è un format che le persone e il pubblico dei wine lovers continuano ad apprezzare per scoprire le nostre cantine".

La duegiorni, però, è solo la punta di un iceberg?

"Ormai Cantine Aperte non è più soltanto l’ultimo weekend di maggio, ma dura tutto l’anno. Una grande festa diffusa che raggruppa 800 cantine del Paese. È un format vincente perché convince e riunisce le persone".

Quello dell’enoturismo è un settore in fermento?

"Sappiamo tutti che è un comparto in crescita a livello nazionale, sta vivendo un trend davvero importante. E può continuare ad essere un grande veicolo per il fatturato delle piccole e medie imprese. Proprio per le cantine di dimensioni più contenute, infatti, l’evento si rivela particolarmente importante e significativo".

I consumatori, invece, cosa ricercano?

"Chi visita Cantine Aperte vuole farsi raccontare il vino in maniera diretta: questo è un valore aggiunto. Quando si visita una cantina, si fa in direzione di un contatto diretto con il produttore. Nelle cantine più grandi è chiaro che questo contatto è più difficile da instaurare in maniera diretta, molte si sono preoccupate di formare appositamente il personale per accogliere i visitatori. Eppure avere un contatto diretto è un percorso ancora più efficace e coinvolgente: la carta vincente, appunto. Su questo, nell’ultimo periodo, abbiamo avuto anche un riscontro diretto da parte del nostro osservatorio ad hoc".

Quali risultati sono stati messi in evidenza?

"L’enoturismo mostra una crescita importante di pubblico, che vuole un confronto e va a visitare le aziende, soprattutto quelle più ‘nascoste’. Così si ottiene un’esperienza vera, autentica. Basta guardare anche al settore della ristorazione".

Cosa indica?

"In generale assistiamo a un calo del 10% per quanto riguarda le vendite del vino, quindi, a maggior ragione, la crescita del turismo legato al vino acquista ancora più valore attraverso la vendita diretta al pubblico, e non solo. Ovviamente è un discorso diverso rispetto a quando si vende a un fornitore".

Un settore vivo e vivace, quindi. Ma si può fare ancora di più per sostenerlo?

"È necessario continuare a cavalcare l’onda dell’enoturismo. Le persone vanno alla scoperta delle tipicità, delle eccellenze del territorio e il vino rappresenta una cultura variegata. Le istituzioni, sicuramente, dovrebbero fare di più su quello che riguarda collegamenti e infrastrutture".

L’Italia è ancora troppo ‘spezzata’?

"Noi, come cantine e come produttori, abbiamo fatto la nostra parte attraverso una grande trasformazione: le cantine non sono più quelle di trent’anni fa, oggi sono straordinarie. Le vigne sono musei a cielo aperto. E gli investimenti non sono mancati: dal personale alle tecnologie, fino alla formazione. Ora c’è bisogno che anche le istituzioni ci aiutino. Senza connessioni, come raggiungiamo certe zone? A volte sembra più facile pensare di andare a cavallo che in macchina (sorride, ndr)...".

I territori rurali andrebbero messi al centro?

"Dobbiamo tenere conto delle peculiarità del territorio. Oggi anche la politica cavalca il fenomeno dell’enoturismo, ma poi cosa si fa per l’intero sistema? Ecco, il mondo vitivinicolo è molto variegato e occorre, soprattutto, fare squadra".