Americani e francesi stregati dal territorio del gallo nero
Americani e francesi stregati dal territorio del gallo nero

NUOVE tendenze dell’enoturismo nel territorio del Gallo Nero. Un’indagine condotta dal Consorzio (nella foto il presidente Giovanni Manetti – a destra – con il premier Giuseppe Conte a Vinitaly 2019) sulle aziende socie rivela nuove tendenze e un profilo un po’ diverso dell’enoturista in visita nel territorio di produzione del Chianti Classico. La parola «enoturismo» in questi giorni è tornata sotto i riflettori, grazie al nuovo decreto MIPAAFT che regolarizza l’accoglienza in cantina e al primo articolo così recita: «Sono considerate enoturistiche tutte le attività formative e informative rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino». Il turismo enologico è quindi vacanza di relax e al tempo stesso viaggio culturale, alla scoperta di territori e prodotti vinicoli di eccellenza, asset fondamentali del patrimonio economico e culturale del Belpaese. In Chianti, l’offerta enoturistica di qualità esiste da sempre, legata a due fattori principali: il fascino del paesaggio e la qualità dei vini del territorio. Il quadro che emerge da un questionario rivolto ai soci del Consorzio Vino Chianti Classico è piuttosto preciso: la terra del Gallo Nero è amata dagli stranieri, attrae gli amanti del turismo slow, offre esperienze enogastronomiche indimenticabili. Con permanenze medie per lo più tra il weekend lungo e la settimana intera (oltre il 60% dei visitatori), il tempo a disposizione non manca: degustazioni e visite guidate nelle aziende (oltre il 90% delle aziende del Gallo Nero offrono questo servizio, di cui il 43% in maniera continuativa durante l’anno), corsi di cucina (27%) oppure una visita didattica (un’azienda su dieci le organizza) o un giro in bicicletta.

IL FASCINO del territorio del Chianti è stato apprezzato dagli stranieri, ancor prima che dagli italiani, tanto da essere diventato noto come contea inglese, il Chiantishire, data la predominanza dei sudditi sua Maestà tra i primi appassionati della zona del Gallo Nero. Gli stranieri non hanno mai abbandonato il Chianti, anzi, la loro presenza è anche oggi predominante rispetto agli italiani, contando l’85% delle presenze sul milione e mezzo che ha registrato il territorio nel 2018. Cambia però la provenienza. Oggi gli Usa detengono saldamente il primo posto con un terzo circa dei visitatori, e il dato non stupisce: negli Stati Uniti viene venduto il 34% della produzione totale della denominazione. A sorpresa la tendenza in forte crescita nell’ultimo quinquennio è quella del turismo dalla Francia: oltre un quarto delle aziende vitivinicole hanno ricevuto visitatori francesi nell’ultimo anno, con una media di quasi un visitatore su cinque.