Lunedì 22 Aprile 2024

La rivoluzione verde. L’impegno europeo per la riduzione dei gas inquinanti

Emissioni nocive nuovamente in aumento dopo la fine della pandemia. Nel 2021 limiti di legge superati di oltre 11 milioni di tonnellate. I dati Eea confermano la necessità di investire su motori alternativi.

La rivoluzione verde. L’impegno europeo per la riduzione dei gas inquinanti

La rivoluzione verde. L’impegno europeo per la riduzione dei gas inquinanti

Ecologia, innovazione e sostenibilità. Sono queste le tre parole chiave attorno cui dovrà ruotare, nel futuro, anche quello più prossimo, il mondo dei trasporti, che ricopre un ruolo fondamentale per la nostra società, da un punto di vista economico e commerciale. Ma l’intera filiera dovrà adattarsi ai bisogni del presente e del domani, seguendo l’onda del cambiamento che va nella direzione di una logistica green, meno inquinante e maggiormente sostenibile. E a livello nazionale, i numeri registrati nel 2021 mostrano che la strada da fare è ancora lunga, perché i trasporti sono ancora tra i principali responsabili dell’inquinamento. L’elaborazione dei dati Eea - European environmental agency - evidenzia che un terzo dell’anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera è riconducibile alle emissioni dei trasporti, in particolar modo quelli su strada: la percentuale, infatti, tocca il 33%; il 93%, poi, deriva dai trasporti su strada. Nonostante il rilascio di gas climalteranti si sia progressivamente ridotto, grazie a un’attenzione maggiore sulla condizione ambientale, i dati del 2021 segnalano un peggioramento in Italia rispetto al 2019, prima del calo prodotto dallo scoppio della pandemia da Covid 19. A rilevare i livelli è Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale –, che evidenzia che nel 2021 le emissioni registrate sono state di 11 milioni di tonnellate al di sopra del limite prestabilito. Ma il gap, purtroppo, potrebbe aumentare nei prossimi anni. Un quadro drammatico, che va assolutamente arginato e ‘dipinto’ con tecniche e soluzioni differenti, che strizzino l’occhio all’ecosistema e tutelino il nostro futuro, senza però penalizzare il settore che traina il commercio e l’economia del Paese. In questo senso, quindi, è necessario investire maggiormente nella decarbonizzazione, visto che i trasporti rappresentano il settore più inquinante dopo l’energia. Sono, quindi, nella top three della generazione di emissioni inquinanti.

A sottolinearlo è anche il Mims – Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili –, che mette in luce il fatto che i trasporti contribuiscono per più di un quarto del totale, escludendo però l’aviazione e il trasporto marittimo internazionale. Il livello cresce, superando la soglia del 30%, prendendo in considerazione solo l’anidride carbonica, che, in solitaria, ricopre quasi il 99% delle emissioni prodotte dai veicoli, e l’80% circa, in media, in tutti gli altri settori. Da ulteriori dati rilevati dal Mims all’interno del report ‘Decarbonizzare i trasporti - Evidenze scientifiche e proposte di policy’ nell’ambito della Struttura per la transizione ecologica della mobilità e delle infrastrutture (Stemi) nel 2022, emerge che è fondamentale e sempre più urgente decarbonizzare il trasporto stradale, che è il settore che pesa di gran lunga di più sulle emissioni climalteranti nei trasporti. Tra auto e merci, infatti, si ricopre il 22% del totale. Proprio per questo, bisogna considerare delle valide alternative tecnologiche rispetto alle limitazioni che gli attuali mezzi e motori offrono. I criteri chiave sono la capacità di riduzione delle emissioni di gas serra e di abbattimento dell’inquinamento atmosferico, così come la diminuzione dei consumi energetici e la riduzione delle importazioni e del rischio di volatilità dei prezzi.