L’addio di Sgarbi: "Sono stato accusato di essere me stesso. Non ci sto: me ne vado"

Dura reazione del critico, attaccato per l’attività di conferenziere. "Il ministero ha ricevuto due lettere anonime e le ha inviate all’Antitrust. Nessuno mi ha chiamato per chiedermene conto. Farò ricorso al Tar"

L'ormai ex sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi

L'ormai ex sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi

Roma, 3 febbraio 2024- E quindi si dimette.

L’Antitrust mi ha appena comunicato che ritiene credibili le indicazioni di due lettere anonime ricevute e poi inviate dal ministro della Cultura. Così, ha dichiarato l’incompatibilità tra l’attività di sottosegretario e quella di conferenziere o preparatore di mostre".

C’è la mano di Sangiuliano dietro il suo addio?

"Un uomo cestina le lettere anonime, non le manda all’Antitrust. Lo prescrive la Costituzione". Esagera Vittorio Sgarbi, come spesso gli succede: sono le sei del pomeriggio, lui ha appena terminato di parlare di Michelangelo all’evento ’La ripartenza - liberi di pensare’ organizzato dal giornalista Nicola Porro e ha il dente avvelenato: "Gli uomini che hanno dignità non accolgono lettere anonime".

Che cosa avrebbe dovuto fare il titolare della Cultura?

"Avrebbe dovuto chiamarmi e chiedermi se quello che c’era scritto era tutto vero. E io gli avrei risposto: sì, è tutto vero. Per me, però, non ci può essere il conflitto d’interessi che mi attribuisce l’Antitrust: io sono chiamato a parlare d’arte per la mia competenza. E così, se non posso fare Sgarbi, me ne vado".

Può impugnare la delibera.

"Certo: i miei avvocati impugneranno la decisione, che non prevede sanzioni, al Tar".

Ammetterà che ha molti fronti aperti: dalle inchieste giornalistiche alle indagini della magistratura.

"C’è stata un’azione precisa per portarmi alle dimissioni su questioni inesistenti o su questa supposta incompatibilità".

Si sente vittima di una persecuzione?

"Di una persecuzione mediatica: l’altro giorno su un giornale di 65 articoli, su di me ce n’erano 5-6 e una vignetta in cui mi si dava della ‘testa di cazzo’. Poi ho avuto 5-6 trasmissioni televisive su costruzioni inverosimili, su dipinti acquistati, come uno acquista dipinti: non è che uno è colpevole perché acquista dipinti".

Dove c’è lei c’è scontro.

"È una condizione".

Bene o male purché se ne parli?

"Mi pare che si parli di me anche se non faccio nulla".

Rifarebbe l’intervista a Report?

"Non rifarei l’intervista anche perché non l’ho fatta. Uno nel privato può dire quello che vuole. Non mi devo scusare con nessuno, ho espresso le mie imprecazioni come fa chiunque. E comunque quel giornalista non morirà per questo".

Ha preso dei soldi per questa conferenza su Michelangelo?

"No. Avrei potuto prendere un cachet e non ci sarebbe stato niente di male. Ma Porro ha detto: Sgarbi da me è sempre venuto gratis".

Però si è dimesso.

"L’ho fatto per evitare che i giornalisti fossero complici di una roba illegittima: la delibera non distingue tra prestazioni pagate e gratuite. Ma se sono incompatibile io, lo sono tutti i ministri e i sottosegretari che fanno una conferenza. Pure il ministro Carlo Nordio, che ha parlato dopo di me allo stesso evento".

Dal 23 ottobre non parla con il ministro Sangiuliano: si sente abbandonato dal governo?

"Nessuno mi ha abbandonato. Me ne sono andato io. Ringrazio il governo e in particolare Giorgia Meloni di non avermi chiesto niente: ha detto di aspettare l’indicazione dell’Antitrust che ora è arrivata. Meloni è sempre stata garantista".

Cosa farà adesso?

"Sgarbi".

C’è chi dice che avrà qualcosa in cambio delle dimissioni.

"La saluto".