Lunedì 22 Luglio 2024
CLAUDIA MARIN
Politica

Donne bersaglio, la ministra Roccella: "Video porno troppo violenti, li guardano anche i bambini. La scuola ha un ruolo centrale"

La titolare della Famiglia: i genitori non vanno lasciati soli, la società deve educare. "Presto in vigore le nuove norme contro la violenza sulle donne, favoriranno la prevenzione"

Roma, 26 agosto 2023 – Palermo, Caivano, per citare i i recenti casi più eclatanti di stupro di gruppo, hanno al centro anche il rapporto malato, a causa di social e web, dei ragazzi con la pornografia. Lei ha posto il problema del facile accesso al porno per i minori .

"Vorrei innanzitutto aprire un dibattito – esordisce Eugenia Roccella, ministro delle Pari opportunità, della famiglia e della natalità – Non per stabilire relazioni automatiche di causa-effetto, ma per raccogliere l’evidenza di un problema che gli esperti di questioni come il cyberbullismo e revenge porn segnalano con sempre maggiore insistenza, e del quale in altri Paesi come la Francia, come l’America, si sta prendendo coscienza".

Eugenia Maria Roccella, ministro per la famiglia
Eugenia Maria Roccella, ministro per la famiglia

Che cosa è cambiato rispetto al passato?

"C’è una pornografia che è molto cambiata ed è sempre più violenta e umiliante nei confronti delle donne. C’è un’esposizione precoce a questi contenuti che le nuove tecnologie facilitano: basti pensare che l’età media del primo accesso al porno è stimata in sette anni. C’è un problema educativo che si ricava anche da sentenze giudiziarie che hanno fatto tanto parlare di sé. Di recente, ad esempio, per un altro stupro di gruppo, dei ragazzi sono stati assolti con la motivazione di una errata percezione del consenso della donna a causa di una idea del sesso mutuata dalla pornografia: una sentenza che non condivido ma che ha posto il problema. Attraverso il porno possono passare forme di sessualità brutali, e dobbiamo interrogarci sugli effetti che possono avere su un minore".

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Più di un osservatore ha subito espresso critiche per la sua posizione: che cosa risponde?

"Criticare il semplice invito a una discussione è ormai una specialità. Il tema dell’accesso dei giovanissimi a una pornografia sempre più estrema pone una questione educativa, e una società che rinunci a educare è bollita. I genitori si sentono spesso impotenti perché i figli sono molto più bravi di loro a usare il web e gli strumenti tecnologici. Le famiglie non vanno lasciate sole, parlarne è importante. Penso che tutti siano rimasti colpiti leggendo che decine di migliaia di persone hanno cercato di procurarsi il video dello stupro di Palermo. Davvero non è necessario discuterne?".

Si potrà arrivare a un intervento legislativo sulla fruizione del porno da parte dei minori?

"Lo ripeto, il mio scopo era aprire un dibattito. Sentiamo che cosa ne pensano le associazioni familiari, i gruppi di genitori, gli esperti, gli stessi ragazzi, e vediamo anche cosa accade negli altri Paesi: in Francia, per esempio, si sta proponendo una legge che va in questa direzione". Oltre alle leggi, come intervenire in ambito scolastico e educativo ?

"La scuola è assolutamente centrale in qualsiasi strategia anti-violenza. Con il ministro Valditara stiamo lavorando a una serie di iniziative da tenere nelle scuole a novembre, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, e sarebbe importante che il tema entrasse stabilmente nell’educazione civica. Io credo che il maggiore fattore diseducativo sia la concezione del sesso scisso dalla responsabilità relazionale. Bisogna spiegare ai ragazzi che il corpo è la persona. E che un rapporto sessuale, anche in una conoscenza che dura cinque minuti, è una relazione, che implica sempre una responsabilità verso l’altro".

Sul fronte della lotta alla violenza di genere, c’è bisogno anche di misure repressive?

"Direi che c’è bisogno soprattutto di rafforzare la prevenzione per fermare il ciclo della violenza prima che si arrivi al femminicidio, e c’è bisogno di una sostanziosa formazione dei magistrati e degli operatori che vengono a contatto con i casi di violenza contro le donne. La proposta di legge che abbiamo varato come governo rafforza molto le misure di prevenzione. La prossima priorità è la formazione".

A quando l’approvazione?

"Se c’è, come penso e spero, una volontà unitaria, i tempi possono essere molto rapidi perché esistono in Parlamento procedure semplificate che possono accorciarli. La violenza contro le donne rappresenta una catena di dolore e di morte che dobbiamo fermare, ed è una materia che deve unire la politica senza distinzioni".

In che modo la nuova legge potrà offrire tutele più significative alle donne?

"Come accennavo, è una legge che punta fortemente sulla prevenzione. Potenzia gli strumenti cautelari, dal braccialetto elettronico alla distanza minima di avvicinamento, dall’ammonimento all’arresto in flagranza differita, fissa tempi rapidi e stringenti per i magistrati per la valutazione del rischio e l’adozione delle misure preventive, favorisce la specializzazione sul campo degli operatori. L’Italia è stata condannata diverse volte in sede europea per ritardi fatali nell’intervento per l’adozione delle misure cautelari. Come dimostrano anche tante tragedie recenti, se si sanno cogliere i segnali e intervenire con tempestività, si possono salvare vite. Questa legge potrà aiutare a farlo".