Ermal Meta e lo stupro di Palermo: “Conosco donne che non si sono riprese mai più”

Il cantante e musicista sui social: “È un un crimine contro l'umanità. Quale è la pena proporzionale per una cosa del genere?”

Ermal Meta
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Roma, 21 agosto 2023 - Ermal Meta interviene ancora sul dibattito riguardante la violenza di gruppo avvenuta a Palermo. Il cantautore e musicista già ieri aveva parlato dello stupro della ragazza 19enne, postando su X una serie di commenti che avevano scatenato un forte dibattito sul tema. Uno di questi recitava: “Lì in galera, se mai ci andrete, ad ognuno di voi ‘cani’ auguro di finire sotto 100 lupi in modo che capiate cos’è uno #stupro #loschifo”. Oggi Ermal Meta ha postato su Instagram un nuovo messaggio sul tema dello stupro di Palermo, sulle conseguenze che questo può avere sulla vita presente e futura di una donna e sulla pena che potrebbe essere proporzionale per un crimine del genere. "Quando stupri una donna non le infiggi solo un danno fisico che comunque resta immenso - ha scritto Ermal Meta in un post apparso sul suo profilo Instagram nel pomeriggio -.

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Quando stupri una donna uccidi il suo futuro, la sua fiducia nel prossimo e nella vita e senza quella fiducia comprometti la sua capacità un domani persino di avere dei figli. Questo compromette l'umanità intera. Lo #stupro è un crimine contro l'umanità. Quale è la pena proporzionale per una cosa del genere?".

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Il post di Ermal Meta, in poco più di un'ora, ha ricevuto oltre ventimila mi piace e centinaia di commenti. Alcuni di questi parlano proprio della pena più adatta per uno stupro: "Carcere a vita, uno stupratore in meno in giro", scrive un commentatore. "Non esiste una pena proporzionale. Devono subire lo stesso trattamento che hanno fatto alla ragazza per il resto della loro vita", scrive un altro. "La pena è la galera ed è lì che deve restare chi commette violenza". E ancora: "Bisognerebbe educare da bambini, prima che si arrivino a compiere tali mostruosità! Personalmente li manderei in galera e butterei le chiavi...mi auguro solo che esista una giustizia e che non la passino liscia!". Questo invece il commento di una donna palermitana: "Da palermitana mi vergogno di essere concittadina di questi esseri immondi. E no, non credo in nessun modo nella rieducazione dei soggetti e sì credano possano capire solo se a loro stessi venga inflitto lo stesso reato. PUNTO".

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Su X poi Ermal Meta ha aggiunto: "Conosco persone, donne, che da uno stupro non si sono riprese mai più. Che scattano in piedi appena sentono un rumore alle loro spalle, che non sono più riuscite nemmeno ad andare al mare e mettersi in costume da bagno come se non avessero nemmeno la pelle. Vogliamo salvare e recuperare un branco? Ok, sono d’accordo. Ma come salviamo una ragazza di 19 anni che d’ora in poi avrà paura di tutto? Perché la responsabilità sociale la sentiamo nei confronti dei carnefici e non in quelli della vittima? Se c’è una qualche forma di responsabilità collettiva nei confronti dei carnefici, allora dovremmo provare a sentirci responsabili anche per quella ragazza e per tutte le vittime di stupro perché è a loro che dobbiamo veramente qualcosa, sono le vittime che vanno aiutate a ricostruire la propria vita. Per quanto riguarda le pene esemplari credo che siano assolutamente necessarie per un semplice motivo: nessun atto criminale viene fermato dalla paura della rieducazione, ma da quella della punizione. L’educazione deve funzionare prima che si arrivi a compiere un abominio del genere. Ovviamente siamo tutti garantisti finché la “bomba” non ci cade in casa".