Domenica 14 Aprile 2024

Terzo mandato. Bocciata la proroga,. FdI e FI gelano la Lega. E si spacca anche il Pd

In commissione solo i senatori del Carroccio e di Italia viva votano a favore. L’ira della corrente di Bonaccini: ignorato l’accordo preso in direzione.

Terzo mandato. Bocciata la proroga,. FdI e FI gelano la Lega. E si spacca anche il Pd

Terzo mandato. Bocciata la proroga,. FdI e FI gelano la Lega. E si spacca anche il Pd

La maggioranza si divide, il Pd si sganghera come un modellino mal assemblato. Gli effetti del voto della commissione Affari costituzionali del Senato sul terzo mandato per sindaci e governatori avvelenano infatti il centrosinistra unito molto più del centrodestra diviso. La premier Giorgia Meloni ricorda che il terzo mandato "non era inserito nel programma" di governo e rassicura: "Non è una materia che crea problemi alla maggioranza". Anche se la Lega non molla e il presidente del Veneto, Luca Zaia, precisa che "la strada è ancora molto lunga".

Per quanto riguarda il centrosinistra, il vero nodo del contendere è il rapporto tra periferia e centro, tra amministratori locali e partiti. Una questione irrisolta soprattutto nel Partito democratico, che ha espresso attraverso le primarie una leadership d’opinione, quella di Elly Schlein, a volte lontana dalla concretezza delle istanze locali. Due mondi differenti, ma ambedue necessari, che tuttavia faticano a ripristinare quegli assi della coabitazione che un tempo si chiamavano politica e partito. Altri tempi. Ieri invece, che la maggioranza si è divisa nel voto sul terzo mandato ai governatori, per cui il governo si era rimesso alla commissione (mentre la Lega ha ritirato la proposta sui sindaci, in quanto il governo si era espresso contro), il voto contrario da parte delle opposizioni unite (tranne Italia viva, che ha votato sì come il Carroccio) ha re-infervorato i malumori interni ai dem. "Hanno rotto il patto in base al quale avevamo deciso di non partecipare al voto", rimprovera il senatore Alessandro Alfieri di Base riformista.

Sennonché, fanno presente dal gruppo dem: "Uscire dall’aula era un’opzione proposta a tutta l’opposizione". E dal momento che i 5stelle sul terzo mandato non sentono ragioni, così come Avs, i senatori dem hanno scelto di votare contro l’emendamento insieme al resto delle opposizioni.

Una decisione che ha deluso soprattutto sindaci e governatori. A cominciare da quello dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Forte di un consenso che, stando agli ultimi rilevamenti demoscopici, raggiunge il 70%, il presidente del Pd era tornato a contemplare la possibilità di rimanere al governo della regione dove si reputa più utile che a Bruxelles. Anche se era abbastanza velleitario pensare che il centrodestra e la Lega, smaniosi come sono di contendere la cassaforte produttiva rossa col ministro Matteo Piantedosi, consentissero al Pd di lasciare in sella Bonaccini. Sta di fatto che la decisione di partecipare al voto da parte dei senatori Pd è andata di traverso a sindaci e governatori. Se non altro in considerazione del fatto che nella direzione nazionale del partito di lunedì scorso la questione era stata demandata a un gruppo di lavoro tra parlamentari e sindaci da cui ci si aspettava una mediazione. Ieri, invece, durante la riunione del gruppo, la maggioranza dei senatori di Energia popolare, la corrente di minoranza guidata da Bonaccini, si è espressa a favore del voto contrario in commissione. Tra questi l’ex sindaco di Imola Daniele Manca e Dario Parrini.

Gli amministratori dem, forti del fatto che i loro consensi saranno fondamentali alle prossime Europee, non mollano l’osso. Il sindaco Pd di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, promette che "la partita sul terzo mandato per tutti i Comuni non si chiude qui, perché l’Anci non lascerà cadere questa battaglia, che abbiamo condotto sempre in maniera unitaria". Dal momento che il limite è stato tolto per i sindaci dei comuni sotto 15mila abitanti, all’Anci pare inevitabile che venga tolto anche agli altri 730 delle grandi città. La cui "esclusione diventa una vera discriminazione: ingiusta, incomprensibile e probabilmente incostituzionale".

Cosimo Rossi