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5 mar 2022

Dalla riforma del catasto agli appalti: le trappole per Draghi

Superata la crisi, la tensione non cala: il premier pensa alle maggioranze variabili per evitare sgambetti

5 mar 2022
antonella coppari
Politica
Il segretario della Lega Matteo Salvini durante la presentazione del sondaggio del professor Enzo Risso sulla guerra Russia-Ucraina presso il palazzo dei Gruppi della Camera dei Deputati, Roma, 02 marzo 2022. ANSA/ANGELO CARCONI
Sul catasto la Lega ha votato con le opposizioni (Ansa)
Il segretario della Lega Matteo Salvini durante la presentazione del sondaggio del professor Enzo Risso sulla guerra Russia-Ucraina presso il palazzo dei Gruppi della Camera dei Deputati, Roma, 02 marzo 2022. ANSA/ANGELO CARCONI
Sul catasto la Lega ha votato con le opposizioni (Ansa)

Roma, 5 marzo 2022 - Passata per un pelo la prova dell’altro giorno in commissione sulla riforma del catasto (si prevede epilogo simile sull’emendamento soppressivo di Alternativa che si vota martedì), resta quella dell’aula. E in prospettiva l’esame più difficile: il Senato, dove i rapporti di forza sono più incerti. Alla Camera il governo non intende mettere la fiducia sulla delega fiscale per garantirsi che non ci siano sorprese sulla norma discussa. Se dovesse andar male? Da Palazzo Chigi fanno sapere che la porta d’uscita è sempre aperta: bocciatura uguale dimissioni di Draghi, uguale elezioni. Per Palazzo Madama si vedrà. Certo è che la mina catasto non è l’unico ordigno sulla strada del governo: altri sono già pronti, ed ulteriori emergeranno nel tempo. Ora c’è il codice degli appalti, la concorrenza, la giustizia, per tacere del Mes. In particolare sugli appalti, l’esecutivo fa muro contro ogni tentativo di modifica: ci sono sei emendamenti che la maggioranza considera "irrinunciabili" (il voto è previsto lunedì notte) e che Draghi, almeno per ora, non intende accogliere. È il riflesso di un rapporto che, dopo la settimana di passione quirinalizia, invece di fluidificarsi è diventato più difficile di prima. L’insofferenza per lo stile spiccio e dirigista del premier si è allargata tra i partiti di maggioranza tanto di destra quanto di sinistra. E il tentativo di sgambetto di Lega e Forza Italia sul catasto dimostra che la strigliata di Draghi ai capi delegazione ("garantite i voti") non è servita. In rosso anche il bilancio del governo: le forze politiche avevano chiesto al premier di dar loro maggior peso, simile il consiglio di Mattarella. Niente da fare: lo stile di governo è quello, ed è diventato semmai col tempo meno flessibile. Ci vuole poco in questo quadro a immaginare una situazione di instabilità permanente. Lo strappo ...

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