Mercoledì 22 Maggio 2024
GIORGIO COSTA
Esteri

Il caso Ariston in Russia, l’economista di Nomisma: "Una mossa sciagurata. Mosca ne pagherà le conseguenze per anni"

Il professor Lucio Poma: "Scelta pericolosa per il commercio mondiale. Toccare gli interessi delle aziende straniere significa perdere credibilità"

Roma, 28 aprile 2024 – “Il trasferimento temporaneo delle filiali russe dell’italiana Ariston e della tedesca Bosch alla russa Gazprom Domestic Systems – la società del gruppo statale Gazprom produttrice di elettrodomestici – è una ritorsione economica che rompe un patto tipico del commercio internazionale in forza del quale le imprese straniere non si toccano. La Russia pagherà per anni le conseguenze di una decisione del genere". Lucio Poma, capo economista di Nomisma e professore di Economia applicata all’università di Ferrara, vede nella mossa del governo una scelta estremamente pericolosa dal punto di vista del commercio mondiale.

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Lucio Poma, capo economista di Nomisma
Lucio Poma, capo economista di Nomisma

Perché è una scelta pericolosa?

"Per la semplice ragione che ora il rischio è che nessuno si fidi più del governo della Russia e gli imprenditori stiano alla larga dalla Federazione. La reputazione sui mercati ci vuole tempo per conquistarla ma la si perde in un istante. La decisione del governo russo è una di quelle che di botto cancellano la credibilità di uno Stato".

Con il rischio che nessuno investa più...

"Le garanzie istituzionali sono fondamentali per il commercio mondiale. Certo, la Russia è un mercato importante e le imprese non possono non andare, ma chiederanno garanzie in più. E come sul mercato dei titoli di Stato: se l’Argentina vuole che qualcuno compri i suoi bond deve pagare tassi di interesse molto alti. Da adesso in avanti, se la Russia non fa rapidamente marcia indietro, il rischio è che le imprese straniere non si fidino più a fare investimenti importanti in Russia, oppure li facciano solo in presenza di garanzie esplicite e mettano nel conto il rischio del ‘trasferimento temporaneo’.

Anche quando ci sono colpi di Stato, come è accaduto spesso in Sud America, nessuno ha mai toccato le imprese".

Perdere credibilità può costare caro?

"Può costare carissimo. La fiducia si perde con un atto giuridico in cinque minuti, come quello su Ariston, e ci vogliono poi anni per riconquistarla. Il rischio che gli imprenditori intravedono, a questo punto, è quello dell’esproprio delle imprese. Magari temporaneo, ma per quanto? Come si può pensare di avviare o mantenere stabilimenti produttivi in una situazione di così grande incertezza? Temo che la Russia non abbia valutato bene la portata di questa iniziativa, che peraltro riguarda anche la Germania che ha importanti investimenti sul territorio della Federazione. La prepotenza non paga, in questi casi".

Una mossa molto diversa dai dazi e dalle ritorsioni commerciali…

"Si, molto diversa, perché le guerre commerciali, seppure pericolose, avvengono tra Stati che ‘combattono’ ad esempio mettendo dazi o disincentivando determinate importazioni, come fece ad esempio Trump, e come si fa spesso con i prodotti cinesi in Europa e quelli europei in Cina. Ma qui siamo ancora nell’ambito dei meccanismi classici delle barriere all’ingresso o del contingentamento, siamo al braccio di ferro politico. Molto diverso, e inusuale, è andare a colpire le singole aziende".

La politica a questo punto può fare qualcosa?

"La politica deve intervenire subito. E io mi auguro che il governo riesca a instaurare una trattativa per rimettere le cose a posto. Ma se anche accadrà, la ferita resterà aperta per un bel po’".