ROMA - La dimensione di quanto l’Italia l’abbia scampata bella è scritta negli occhi abbassati e tristi di Lello Ciampolillo, senatore del gruppo Misto che dieci giorni fa doveva salvare l’Italia e adesso non riesce invece a salvare se stesso nell’oblio nel quale è riprecipitato dopo che il presidente della Repubblica ha chiamato al Quirinale Mario Draghi, facendo capire che dei responsabili non c’era più bisogno. Di costruttore ne bastava uno, lui, Mattarella. Sono passati quindici giorni dall’inizio della campagna-voltagabbana e forse solo adesso, con Ciampolillo nel dimenticatoio e Draghi (quasi) a palazzo Chigi realizziamo il pericolo corso. Ciampolillo e quelli come lui per una settimana sono andati in giro per Roma inseguiti dai cronisti e dalle tv che...

ROMA - La dimensione di quanto l’Italia l’abbia scampata bella è scritta negli occhi abbassati e tristi di Lello Ciampolillo, senatore del gruppo Misto che dieci giorni fa doveva salvare l’Italia e adesso non riesce invece a salvare se stesso nell’oblio nel quale è riprecipitato dopo che il presidente della Repubblica ha chiamato al Quirinale Mario Draghi, facendo capire che dei responsabili non c’era più bisogno. Di costruttore ne bastava uno, lui, Mattarella. Sono passati quindici giorni dall’inizio della campagna-voltagabbana e forse solo adesso, con Ciampolillo nel dimenticatoio e Draghi (quasi) a palazzo Chigi realizziamo il pericolo corso.

Ciampolillo e quelli come lui per una settimana sono andati in giro per Roma inseguiti dai cronisti e dalle tv che facevano a gara per averli, come si fa solo con i calciatori importanti. "Sei riuscito a parlare con Buccarella? Mi dai il numero di Merlo? Ma tu lo conosci questo Causin?". E giù a scambiarsi di gomito quando uno di loro sbucava in fondo al corridoio di Montecitorio. Percorso cento, mille volte, ma sempre nell’anonimato che non conosce perché, senza uno straccio di giornalista a chiedere che cosa avesse in mente per il Paese, che idea stesse maturando sulla situazione politica, se di Mattarella ci si poteva fidare... Gente che aveva sperimentato sulla propria pelle la dura legge del peone, quella specie di supplizio di Tantalo della politica che ti mette al centro del potere senza riuscire a toccarlo. E invece. E invece da quando Matteo Renzi aveva ritirato le sue ministre dal governo, per i Ciampolillo’s palazzo Chigi non era più una cartolina illustrata ma un luogo nel quale venivi ricevuto per colloqui al massimo livello, il premier ti cercava usando la batteria del Viminale perché non aveva il tuo numero, finalmente i parenti a casa ti potevano vedere in tv.

Così Lello Ciampolillo, Merlo, il comandante De Falco mano mano che passavano i giorni vedevano lievitare in alto la loro figura, arrivando a toccare vette impensate. Leggevano i totoministri dei giornali che li piazzavano nei posti importanti, ascoltavano le promesse indicibili che venivano loro fatte, e già si vedevano stretti nel ruolo di sottosegretario. Si dice che uno di loro era addirittura andato dal sarto a ordinare un vestito blu per il giuramento. Non si sa mai. Clemente Mastella imperversava in tv nella duplice veste di esperto della materia e di marito della prima tra le transfughe, Sandra Lonardo, la cronaca aveva riportato sugli scudi alcuni personaggi minori ormai dimenticati, come Mariarosaria Rossi, la "badante di Berlusconi". E invece niente, l’operazione responsabili, o costruttori come nobilmente si erano fatti appellare per sfuggire alla maledizione di Scilipoti, è naufragata a un volonteroso dall’arrivo, e per tutti loro si è riaperto lo spettro del dimenticatoio. Puff.

Con una beffa doppia. La delusione di chi per un giorno ha sperimentato l’ebbrezza del paradiso ma poi viene ricacciato all’inferno, e il danno di uscire da questa storia con il marchio del voltagabbana. La vita è una questione di tempi, si sa, e a sbagliarne qualcuno è un attimo. Ci vuole sangue freddo, fiuto o semplicemente fortuna. I costruttori non hanno avuto niente di tutto questo. Mettendosi a disposizione del nuovo nato già morto hanno acquistato un future che nessuno pagherà. Tutti a strologare sulle percentuali del partito di Conte, sul numero di seggi che potevano arrivare, su come ripartirli, e invece niente. La Polverini, De Bonis, Tasso. Gente che in Parlamento non ci rientrerà con Conte ma a questo punto neppure con chi ce li aveva portati. L’unico che è riuscito a capitalizzare, e anche questa è stata una questione di tempi, è il forzista Vitali, quello contiano per una notte. Pare che il suo rientro record in Forza Italia gli sia valso la promessa della ricandidatura. Gli avevano dato tutti del cretino, è stato