Prosegue, a colpi di staffilate reciproche, la campagna dei fautori del No (un fronte trasversale a tutti i partiti, da FI al Pd) contro i sostenitori del Sì (i 5Stelle e un pezzo di Pd, più Fratelli d’Italia, ma poco altro, dubbi persino dal leader della Lega Matteo Salvini, che non spinge sull’acceleratore perché teme di ritrovarsi con pochi eletti), al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari del 20-21 settembre. Intanto, fa rumore la massa di commenti negativi alla presa di posizione, a favore del Sì, del governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Il presidente dem, infatti, si ritrova inondata la propria pagina...

Prosegue, a colpi di staffilate reciproche, la campagna dei fautori del No (un fronte trasversale a tutti i partiti, da FI al Pd) contro i sostenitori del Sì (i 5Stelle e un pezzo di Pd, più Fratelli d’Italia, ma poco altro, dubbi persino dal leader della Lega Matteo Salvini, che non spinge sull’acceleratore perché teme di ritrovarsi con pochi eletti), al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari del 20-21 settembre.

Intanto, fa rumore la massa di commenti negativi alla presa di posizione, a favore del Sì, del governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. Il presidente dem, infatti, si ritrova inondata la propria pagina Facebook di prese di posizione da parte di militanti ed elettori che ricordano di averlo votato alle scorse elezioni, ma che divergono radicalmente da lui nel giudizio sul prossimo referendum. Ma cosa ha detto di preciso Bonaccini? In un’intervista uscita ieri su Repubblica, il governatore la mette così: "È da 30 anni che il centrosinistra si propone di ridurre il numero dei parlamentari". Poi, la chiosa ammonitrice: "L’antipolitica cresce quando la politica promette per anni cose che non mantiene". Il numero dei parlamentari attuali è "pletorico", "servono Camere più funzionali nel loro lavoro", la tesi del governatore, corredata da richieste mirate: superare il bicameralismo paritario, semplificare il procedimento legislativo, varare una nuova legge elettorale. Monito finale: "Il Pd prenda una linea chiara e condivisa". Sottotesto: la libertà di coscienza non basta. Bonaccini posta la sua intervista su Facebook, seguito da ben 280mila persone e che conta 240mila like, ma qui succede qualcosa.

I commenti, circa mille (a ieri sera), sono praticamente tutti negativi, tranne pochissimi. Certo, le prese di posizione dei seguaci di Bonaccini sono molto rispettose e garbate, non si registrano insulti o attacchi personali, ma in molti esprimono la propria "delusione". Insomma, la ‘coda’ dell’intervista di Bonaccini per il Sì al referendum è una svalangata di No. Per lo più argomentati, e bene, dal punto di vista delle obiezioni, molti lettori – ed estimatori del governatore – dissentono. Alcuni lo accusano di voler "correre dietro" ai 5Stelle (e proprio da elettori pentastellati arrivano i pochi commenti positivi), altri svelano di averlo votato alle Regionali ma ora di essersene pentiti, altri lo contestano nel merito.

Tornando, invece, al quadro generale, Zingaretti, annuncia "a breve" che la Direzione nazionale del Pd assumerà un orientamento definitivo sul referendum. Anche Zingaretti chiede al governo e al premier di prendere di petto la questione della nuova legge elettorale e chiede pure di procedere alla riforma dei regolamenti parlamentari, ma finora entrambe le richieste sono rimaste lettera morta. Per il No torna a schierarsi Matteo Orfini, dei Giovani Turchi, che definisce gli argomenti del Sì "beceri e qualunquisti". Le Sardine, come molti costituzionalisti e pezzi della sinistra diffusa (Arci, Anpi, ecc., non la Cgil, che non si schiera) parlano di "problema democratico", se vince il Sì, mentre Di Maio, lanciatissimo nella campagna elettorale, arriva a citare le parole di Nilde Jotti a sostegno della sua richiesta di ‘tagliare’ il numero dei parlamentari.