Lunedì 22 Aprile 2024

Putin spacca il governo, Salvini legittima il voto russo: "Il popolo ha sempre ragione". Ma Tajani prende le distanze

Il titolare della Farnesina: "Consultazione segnata dalla violenza, la politica estera la faccio io". La premier Meloni: "La posizione dell’esecutivo è chiara, maggioranza coesa". Opposizioni all’attacco

Roma, 18 marzo 2024 – A fare rumore non è quello che Salvini dice, è quello che omette e tace. Le elezioni russe sono materia incandescente per una destra italiana divisa. "Quando un popolo vota ha sempre ragione. Le elezioni fanno sempre bene, sia quando uno le vince, sia quando uno le perde". Impossibile eccepire, se non fosse per il silenzio totale sul clima ben poco libero e liberale nel quale si sono svolte. Probabilmente Putin le avrebbe vinte comunque, ma far finta di niente rimane inconcepibile. Soprattutto perché la posizione dell’Europa è diametralmente opposta. E proprio nel cuore dell’Europa, a Bruxelles, le parole di Salvini raggiungono il collega vicepremier nonché titolare della Farnesina, Antonio Tajani, che si affretta a correggere il tiro. "La politica estera la fa il ministro degli Esteri. Navalny è stato escluso da queste elezioni con un omicidio, abbiamo visto le immagini dei soldati nelle urne, non mi sembra che sia un’elezione che rispetta i criteri che rispettiamo noi". Gelido pure il silenzio del Quirinale: dopo il plebiscito, non è partita alcuna lettera da presidente a presidente.

I vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini
I vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini

La premier, va da sé, la prende male. Ma ci può fare ben poco. Il leader della Lega è in difficoltà e si agita, commentano a Palazzo Chigi. Meloni aspetta la serata per diramare la risposta in un’intervista ad Agorà: "La posizione del governo è chiara. Quello che noi abbiamo fatto in questo anno e mezzo con la velocità con cui lo abbiamo fatto e la chiarezza che abbiamo dimostrato in politica estera racconta di una maggioranza coesa". Volendo si può interpretare l’insistenza sulla coesione come un monito subliminale: in realtà la presidente del Consiglio sa di non poter mettere le briglie al suo vice – alla vigilia della kermesse di sabato a Roma con i sovranisti europei – nei guai fino al collo, e si preoccupa solo di smorzare le polemiche.

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In effetti, quasi tutte le opposizioni più che su Salvini – sulle cui parole è intervenuta una nota della Lega per specificare che "in Russia hanno votato, non diamo un giudizio positivo o negativo del risultato. Ne prendiamo atto e lavoriamo (spero tutti insieme) per la fine della guerra ed il ritorno della pace" – si scatenano proprio sulla divisione interna al governo. Di sicuro, due vicepremier su posizioni distanti per non dire opposte non sono proprio la massima prova di unità immaginabile.

"Con queste posizioni il governo può mai essere credibile?", attacca il Pd con Giuseppe Provenzano. Gli fa eco da Azione Mara Carfagna: "Matteo Salvini mette in grave imbarazzo l’esecutivo, scavalca il ministro degli Esteri e la nostra diplomazia, traccia una linea di politica estera incompatibile con le scelte europee". Avverte Riccardo Magi (+ Europa): "Meloni è ancora convinta che avere un vicepremier filo-russo, che siede in Consiglio dei ministri e determina la politica anche estera del governo non rappresenti un problema di sicurezza nazionale? Il capo dei senatori Pd, Francesco Boccia insiste: "Chiedo a Salvini: va bene votare con le urne trasparenti e i militari che controllano il voto? Sono curioso di conoscere la sua risposta e di sapere se i suoi alleati la pensano alla stessa maniera". Per la verità, quanto ad alleati anche Boccia qualche problema dovrebbe porselo. Il leader di M5s, Giuseppe Conte, in una diretta sui social non ha fatto accenno al voto russo, limitandosi a criticare la Ue che "non investe nel negoziato di pace per l’Ucraina".