Ventisei donne del Pd contro Schlein: una tua pluricandidatura ci danneggia

Lettera alla segretaria dem. “Una simile scelta sarebbe in contrasto con la natura plurale e democratica del nostro partito”

Elly Schlein, segretaria del Pd (ImagoE)
Elly Schlein, segretaria del Pd (ImagoE)

Roma, 18 gennaio 2024 – Ventisei donne democratiche, tra cui molte coordinatrici regionali della Conferenza delle Donne del Pd, mettono nero su bianco in un documento il loro no alla candidatura della segretaria Elly Schlein come capolista alle Europee in tutte e cinque le circoscrizioni. 

“Carissima Elly – è l’incipit della lettera spedita stamattina alla segretaria – da giorni i media discutono di una tua ipotetica pluricandidatura alle prossime elezioni per il Parlamento europeo. Pur non avendo riscontro di quanto questa ipotesi sia fondata, le firmatarie di questo documento, avendo fatto delle battaglie di genere il fondamento del proprio agire politico, non possono esimersi dall'evidenziare le molteplici conseguenze negative che questa ipotesi avrebbe sulle candidature femminili e sull'immagine complessiva del Partito Democratico”.

E giù le firme che, benché in larga parte provenienti dalla parte opposta del partito (la corrente di Base Riformista), pesano come macigni perché si tratta di donne contro la prima segretaria donna. Da Simona MalpezziStefania Pezzopane, da Valeria Valente ad Anna TomaSilvia Costa

Brucia il riferimento alla premier Giorgia Meloni, che appunto starebbe meditando una candidatura plurima, come già fatto in passato. Una scelta appunto in netto contrasto “sul piano simbolico” con la “natura plurale e democratica del nostro partito”. Quindi l’esplicitazione di quello che, nelle interviste e nei caroselli furiosi del partito, era già emerso da settimane. Ovvero: la candidatura plurima di una capolista donna, nei fatti, trasforma il meccanismo dell’alternanza di genere nelle liste in una trappola per le donne, quelle effettivamente candidate per farsi eleggere nei territori, e svantaggiate dal non potersi mai trovare né prime né seconde in lista. 

“È un fatto che la sua candidatura, specie se plurima – specifica Valente, tra le firmatarie – per l’alternanza di genere nelle liste, rischierebbe di penalizzare la corsa delle altre candidate del Pd e di portare meno donne democratiche a essere elette nel Parlamento europeo. Un esito certo involontario, ma che la prima segretaria del Pd, che per giunta finalmente con convinzione si dichiara femminista, non può non considerare nel decidere se candidarsi in prima persona”.