Candidature europee, Emma Bonino: "Meloni e Schlein in lista? Prendono in giro gli italiani"

La storica esponente radicale e leader di +Europa: sono solo candidature acchiappavoti. "È questione di lealtà con gli elettori. I nostri voti? Non ho sentito né il Pd, né Calenda o Renzi"

Roma, 18 gennaio 2024 – Meloni e Schlein sembrano decise a candidarsi: come valuta questa possibilità?

"Che si candidino Meloni e Schlein le sembra una possibilità ammissibile? – esordisce netta e senza fronzoli Emma Bonino, europeista da sempre, non a caso leader carismatica di +Europa –. Chi si candida al Parlamento europeo poi deve compiere quel mandato. E non credo che la segretaria del Pd deputata in Italia o, a maggior ragione, la signora presidente del Consiglio abbiano voglia di dimettersi il giorno dopo per assolvere al mandato in Europa".

Sono, dunque, solo candidature acchiappavoti?

"L’atteggiamento di Meloni e, a quanto pare, anche di Schlein, a me sembra la prova provata che né all’una né all’altra importa dell’Europa, ma piuttosto sono prese dalle sole dinamiche e convenienze tutte nazionali. Per non parlare della presa in giro per gli elettori italiani, che votano, con il sistema delle preferenze, una persona e poi se ne ritrovano un’altra. Segnalo peraltro che per quanto riguarda Meloni emerge un altro dato non irrilevante: chi è alla guida di un Paese non può anche pensare di candidarsi al Parlamento europeo quando rappresenta l’Italia negli altri organi dell’Ue".

Emma Bonino, 75 anni, è stata ministra e commissaria Ue
Emma Bonino, 75 anni, è stata ministra e commissaria Ue

Nel Pd cresce l’irritazione delle donne e dei big per la candidatura della Schlein. Lo stesso Prodi la considera una mossa sbagliata fuori dal Dna del partito.

"Le ho appena risposto. E Prodi ne fa una questione di lealtà con gli elettori, giustamente. Le pluricandidature rappresentano un vulnus per la democrazia, perché le Europee sono un appuntamento troppo importante per essere ridotte a una contesa personale fra leader, ma, come al solito, i leader di partito italiani le affrontano – per usare un’espressione del segretario di +Europa, Riccardo Magi – come un sondaggio di midterm tra un’elezione politica e l’altra, svilendo loro per primi l’importanza dell’Europa, che ora più che mai necessita di un balzo in avanti".

Le Europee, insomma, rischiano di diventare l’occasione per regolare i conti nella politica italiana, dentro e fuori le coalizioni. Non si perde di vista la partita dell’Europa futura in questo modo?

"Esattamente. L’Europa futura, con tutti i dossier a livello globale sul tema della sicurezza, con gli ultimi conflitti in Ucraina e Medio Oriente, sulla difesa e politica estera, con la prospettata intenzione russa di ristabilire utopisticamente il proprio impero a danno della democrazia europea, per il peso economico globale con la Cina da un lato, gli Stati Uniti dall’altro e le economie emergenti, e tutto il resto, dovrebbe essere rafforzata politicamente, avendo ben presente che lo si può fare solo con gli Stati Uniti d’Europa, altrimenti, nelle interlocuzioni bilaterali coi soli Stati membri presi di volta in volta singolarmente, diventeremo sempre più irrilevanti".

È questa la posta in gioco del prossimo voto europeo?

"La posta in gioco è il rilancio del progetto di integrazione europea prima che sia troppo tardi. In questo senso, oggi, ancor più che per il 2019, sono in ballo la democrazia, la tutela dei diritti e delle libertà per come li conosciamo e la loro progressione contro una visione autoritaria e chiusa dei nazionalismi che strizzano l’occhio a Putin. Soltanto l’Unione europea può rispondere alle grandi sfide sociali della nostra epoca. E proprio per questo mi risulta incomprensibile l’atteggiamento di chi, specie tra i leader di partito che si definiscono progressisti, non ne comprenda la portata".

Voi di +Europa con chi vi alleerete? Si pensa ad Azione di Carlo Calenda.

"Non so chi lo pensi. Ritengo che serva rafforzare +Europa. E proprio a questo fine ho lanciato una proposta per gli Stati Uniti d’Europa come unico scenario possibile per rilanciare l’Unione europea nostro destino comune e più che mai necessario per quanto dicevo. Proposta già sottoscritta da diverse personalità che allarga il campo e va oltre alla banale dinamica delle alleanze partitiche. Ed è una proposta politica aperta a tutti quanti vogliano starci e proprio a tal fine organizzeremo a Roma a febbraio una convention europeista che parta dalla necessità di una Rivoluzione europea cui inviteremo certamente i sottoscrittori e tutti gli altri, personalità e soggetti, che intendano impegnarsi per questo obiettivo".

Vi corteggiano – si dice – anche Matteo Renzi e lo stesso Pd.

"Io non ho sentito né Renzi né Calenda né Schlein. E ribadisco di non essere interessata ad accordi a tavolino per una lista che sia la somma di piccoli partiti, ma +Europa vuole lavorare a una lista di scopo per gli Stati Uniti d’Europa. E, peraltro, per gli stessi motivi che dicevo all’inizio, in questa lista le candidature devono essere reali e quindi mi aspetto che chi voglia stare nel progetto lo faccia assumendo seriamente tanto la proposta quanto l’eventuale candidatura, dimettendosi dal Parlamento italiano".

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