Europee Pd, Valente boccia Schlein: "Candidatura antistorica"

La senatrice: "Europarlamentare e segretaria? Mi sembra difficile"

Valeria Valente, senatrice del Pd (ImagoE)
Valeria Valente, senatrice del Pd (ImagoE)

Napoli, 18 gennaio 2024 – Elly Schlein sfoglia la margherita: mi candido o no alle Europee? E va al conclave di Gubbio con questo dubbio. Senatrice Valeria Valente, ritiene opportuna la candidatura della segretaria alle Europee?

"Quella di candidarsi o meno alle Europee, e come farlo, è una scelta che compete alla nostra segretaria, ma sono convinta che Elly Schlein ne discuterà nelle sedi opportune del Pd, in primis la Direzione nazionale, come è giusto in un partito plurale come il nostro. Personalmente credo che la sua candidatura sarebbe una scelta in controtendenza rispetto alla storia del nostro partito".

La sua candidatura potrebbe danneggiare o mettere in ombra quella delle altre donne del Pd? "È un fatto che la sua candidatura, specie se plurima, per l’alternanza di genere nelle liste, rischierebbe di penalizzare la corsa delle altre candidate del Pd e di portare meno donne democratiche a essere elette nel Parlamento europeo. Un esito certo involontario, ma che la prima segretaria del Pd, che per giunta finalmente con convinzione si dichiara femminista, non può non considerare nel decidere se candidarsi in prima persona. Specie perché il Pd è un componente fondamentale del gruppo dei ‘Socialisti & Democratici’ e attualmente su 16 europarlamentari Pd 9 sono donne, una percentuale del 55%, di molto superiore a quella dei nostri gruppi parlamentari in Italia. Risultati da cui non si può tornare indietro".

I sondaggi dicono, finora, che la candidatura del leader o della leader sarebbe trainante. In una sfida proporzionalista come quella delle Europee non sarebbe questo un valore aggiunto? "Elly Schlein è una grande ricchezza per il nostro partito e quindi è certo che rappresenti un valore aggiunto al punto da trainare il consenso delle elettrici e degli elettori, anche solo impegnandosi, come evidentemente farà, da segretaria, e quindi da protagonista, in tutta la campagna elettorale. La necessità di una diretta ‘discesa in campo’ del leader appartiene alla storia della destra, non alla nostra. La lascerei quindi a Giorgia Meloni".

Pensa che, se eletta, debba restare in Europa? "Questo è un tema. Nella visione femminista della politica, l’etica della responsabilità è importante. Stringere un patto con gli elettori vuol dire poi rispettarlo, ma pensare che un segretario di partito possa svolgere il mandato di europarlamentare mi sembra difficile".

Le sue perplessità sulla candidatura di Schlein sono condivise nel Pd? "Il Pd come sempre è una grande comunità attraversata da posizioni e pensieri differenti. Ma, ripeto, la scelta è innanzitutto la sua e poi della direzione nazionale del Pd. Credo però che i tempi siano maturi e che sia utile scegliere presto anche per chiudere questa discussione".

Che ne pensa del terzo mandato per i governatori e i sindaci delle grandi città? "Vediamo quale sarà la proposta del governo, per quanto mi riguarda poteri e responsabilità, soprattutto di amministratori e ruoli esecutivi, vanno sempre contemperati o comunque rapportati in maniera equilibrata ai tempi del mandato".