Movimento 5 Stelle, una settimana di fuoco. Prima Di Battista che chiede un congresso per eleggere il nuovo leader, trascorrono pochi minuti ed ecco l’intervento a gamba tesa di Beppe Grillo che appunta questa ipotesi come una scelta fuori dal tempo. Passano meno di 24 ore e compare la notizia riportata come scoop dal giornale spagnolo ABC, bollinata come fake news dai grillini, sulla consegna nel 2010 a Gianroberto Casaleggio, patron defunto dei 5 stelle, di una valigetta piena di soldi fatta recapitare dal governo venezuelano del tempo. Però le fibrillazioni nascono da lontano, tanto che nei mesi scorsi Di...

Movimento 5 Stelle, una settimana di fuoco. Prima Di Battista che chiede un congresso per eleggere il nuovo leader, trascorrono pochi minuti ed ecco l’intervento a gamba tesa di Beppe Grillo che appunta questa ipotesi come una scelta fuori dal tempo. Passano meno di 24 ore e compare la notizia riportata come scoop dal giornale spagnolo ABC, bollinata come fake news dai grillini, sulla consegna nel 2010 a Gianroberto Casaleggio, patron defunto dei 5 stelle, di una valigetta piena di soldi fatta recapitare dal governo venezuelano del tempo. Però le fibrillazioni nascono da lontano, tanto che nei mesi scorsi Di Maio ha dovuto cedere la poltrona del capo politico.
D’altronde guardando le percentuali del consenso lo scenario è di un soggetto politico in crisi. Se ci riferiamo ai dati oggettivi, cioè il voto nelle urne, dalle elezioni politiche del 2018 a quelle europee del 2019 il M5s è diminuito in percentuale di quasi la metà, passando dal 33 al 17%. Se invece si prende in considerazione il numero dei votanti il trend diventa ancora più punitivo: in un anno ha perso 6 milioni di elettori. Non si può, quindi, nascondere a lungo la polvere sotto il tappeto e l’insofferenza crescente potrebbe creare ancora più danni in futuro.

Bisogna anche dire che per il M5s non sarà facile ricucire queste fratture in quanto essendo stato composto da profili diversi, cioè ai tempi dell’exploit elettorale circa 1/3 proveniva da sinistra, 1/3 da destra e l’ulteriore 1/3 da non politicizzati, diventa difficile ricomporre questo mosaico, nel senso che era più facile tenerlo unito quando era collocato all’opposizione che non al governo.

Non è un caso, quindi, che in un solo anno a Palazzo Chigi il Movimento ha perso la metà dei voti. Infatti le critiche provenienti dagli ex votanti sono divergenti tra loro: il 40% di chi ha abbandonato la scelta grillina dichiara che l’ha fatto perché il Movimento si è spostato troppo su posizioni di destre, ma al contempo un ulteriore 35% afferma che si è appiattito eccessivamente su posizioni di sinistra. Insomma più che un movimento il M5s era una sorta di ‘consorzio elettorale’ in cui convivevano anime che avevano come unico collante l’obiettivo di cambiare la classe politica, ma poi una volta al governo i progetti politici non coincidevano. Pertanto il 67% degli italiani oggi esprime un disappunto dicendo che il M5s ha fatto promesse che non ha mantenuto. Non solo. Il 58% ritiene che ormai non c’è differenza con gli altri partiti, a questo si aggiunge un ulteriore 25% che addirittura pensa che sia peggio degli altri. Quindi per il 61% degli elettori il M5s non è riuscito a cambiare il ‘palazzo’. Anche sulla assenza di Grillo i cittadini esprimono disappunto: il 68% dice che un vero leader deve gestire direttamente un soggetto politico. Insomma il passaggio di Grillo dalle piazze al ruolo di padre nobile è stato percepito più come un tradimento che un valore. Forse anche per questo i simpatizzanti del M5S nella diatriba con Di Battista si schierano con il “padre nobile”. Insomma come dire che in assenza di leader forti, è meglio che ritorni Grillo.