Lo scontro politico: "Assaltò un gazebo della Lega". Salvini: non può fare la maestra

Il legale della donna: "Al processo del 2017 fu assolta, neanche la Procura chiese la condanna". Schlein: "Se lui fa il ministro, allora Ilaria può insegnare". Tajani prende le distanze: noi siamo garantisti.

Lo scontro politico: "Assaltò un gazebo della Lega". Salvini: non può fare la maestra

Lo scontro politico: "Assaltò un gazebo della Lega". Salvini: non può fare la maestra

Giorgia Meloni e Antonio Tajani provano a gestire il caso Salis, ormai deflagrato a livello europeo, ma la violazione della dignità e dei diritti dell’attivista imputata a Budapest per un raid antifascista – senza atti tradotti né prove evidenti – scatena genetici riflessi d’ordine e protagonismi di giornata. Matteo Salvini arriva a Bruxelles e fa tutto da solo. Le catene in un’aula di giustizia "non si possono vedere" e "bisogna chiedere condizioni umane rispettose", nonché "un giusto processo", concede il vice premier leghista, salvo cambiare subito prospettiva: "È assurdo che questa Salis faccia la maestra. Spero si dimostri innocente perché qualora risulti colpevole, atti di violenza imputabili a un insegnante elementare che gestisce il presente e il futuro di bimbi di sei, sette, otto anni sarebbero assolutamente gravi. Il fatto che poi sia a processo anche in Italia per altri episodi di violenza e altre aggressioni sicuramente è spiacevole". E preannuncia una nota sul ruolo dell’attivista nell’assalto a un gazebo leghista a Monza nel 2017: "Aggressione fisica con insulti e sputi". È una gaffe, perché non solo Salis risulta assolta, ma anzi si prodigò per frenare il blitz Perché, come ricorda il legale di famiglia, "neppure la procura di Monza chiese la condanna di Ilaria".

"Un’uscita fuori luogo, non si possono fare dichiarazioni di questo tipo", si rammarica Roberto Salis, padre della detenuta che. al ritorno a Bergamo, aggiunge: auguro alla figlia di Salvini di avere un decimo dei valori etici di mia figlia". Elly Schlein, segretaria del Pd, appare incredula: "La Lega, anziché battersi per non vedere calpestata la dignità di una cittadina italiana, si mette a rovistare nel suo passato richiamando accuse da cui è già stata assolta. In questa nostalgia di Medioevo, Salvini si spinge a un paternalismo insopportabile". Stoccata finale: se Salis "non può fare la maestra", allora "viene da chiedere" a Salvini "come possa fare il ministro chi (ndr, come lui) è accusato di sequestro di persona" per il blocco marittimo ai migranti del 2019.

"Salvini, non provi nemmeno un po’ di vergogna?", domanda la senatrice M5S Barbara Floridia, presidente della commissione di vigilanza Rai. "Parole miserabili non degne di un ministro del nostro Paese", denuncia Nicola Fratoianni (Avs). E la collega Ilaria Cucchi, forte della battaglia giudiziaria per far emergere la verità sulla morte in carcere del fratello Stefano e sui depistaggi degli apparati, accusa il vice premier di "buttarla in caciara". Dichiarazioni e modalità che "non stupiscono – prosegue Cucchi –: le ho subite anche sulla mia pelle".

"Salvini fa bullismo di Stato contro una donna italiana detenuta all’estero. E come ogni bullo, utilizza qualsiasi mezzo per attaccare la vittima: persino le fake news", protesta il segretario di +Europa Riccardo Magi allargando il tiro da Salvini-Meloni al "modello" Orban: "Modello di un macabro disegno di democrazia illiberale?". "Caro ministro, noi difendiamo lo stato di diritto in ogni caso, non come i suoi amici sovranisti", aggiunge Raffaella Paita (Italia viva). Persino l’alleato Maurizio Lupi (Noi Moderati) critica il Capitano: "I distinguo di Salvini non servono. La questione non è se puoi fare la maestra o no, o se sei colpevole o innocente, ma che la dignità della persona non venga calpestata". Gelo anche da FdI e Forza Italia. Chiarissimo a Porta a Porta Tajani: "Noi siamo garantisti. Finché non c’è una condanna in giudicato, una persona è innocente. Rispettiamo la magistratura ungherese ma chiediamo il rispetto delle norme comunitarie sulla detenzione" e la fine di ogni "atteggiamento aggressivo".