Lunedì 15 Aprile 2024

L’Italia che ama i dossier. Faldoni, spie e banche dati. Nel mirino politici e giudici

Il finanziere Striano: "Risponderò davanti a un giudice, vedrete che succederà". Ma la vicenda di Perugia è solo l’ultimo episodio di sospetti e azioni illecite.

L’Italia che ama i dossier. Faldoni, spie e banche dati. Nel mirino politici e giudici

Il procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, durante l’audizione al Copasir

Dai quindici faldoni dell’archivio di via Nazionale, e un’indagine contro l’ex numero uno del Sismi, Niccolò Pollari naufragata sotto i colpi del segreto di Stato, al dossieraggio scoperto nell’ambito della vicenda Telecom-Sismi (con indagato e prosciolto anche Marco Mancini, già dirigente del Dis, lo stesso dell’incontro all’autogrill con Matteo Renzi), fino a casi meno ridondanti. Come quella del faccendiere che all’epoca del salvataggio di Banca Etruria favorì l’incontro tra Pierluigi Boschi e Flavio Carboni, quando finanzieri e doganieri trovarono un capannone e un’abitazione zeppe di dossier. Erano 3.700 fascicoli, la maggior parte con informazioni provenienti da fonti aperte ma abbastanza, all’epoca, per contestare la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.

È un’Italia che guarda dalla serratura, spioni che si muovono nell’area grigia del non consentito – quando non proprio del reato –, tornata ora alla ribalta con l’inchiesta di Perugia sul presunto dossieraggio messo in atto dal tenente della Finanza, Pasquale Striano, indagato in alcuni casi in concorso con Antonio Laudati, il sostituto procuratore della Procura nazionale antimafia. "Risponderò davanti a un giudice, poi vedrai che succederà. Ho fatto il mio lavoro con dignità e professionalità assoluta e con i miei metodi, non quelli dei burocrati", ha messaggiato a Il Giornale l’ufficiale sotto accusa. Il 28 febbraio, quando la procura retta da Raffaele Cantone gli ha notificato l’invito a comparire, ha mandato a dire di avvalersi della facoltà di non rispondere. E proprio Cantone in Commissione Antimafia ha chiarito che ancora non si conosce il perimetro esatto e non è possibile escludere l’attività di dossieraggio, anche perché quei 33mila documenti scaricati non si sa che fine abbiano fatto. Solo in parte sono finiti ai giornalisti.

Il problema riguarda la qualità dei documenti. In via Nazionale, dove gli investigatori arrivarono seguendo le ’tracce’ dei servizi segreti italiani e americani coinvolti nel rapimento di Abu Omar, la maggior parte non erano atti riservati o segreti ma vizi oscuri dei vip e falsi contro i politici. Anche quell’indagine arrivò a Perugia per competenza: tra gli spiati c’erano magistrati. Il caso Telecom era diverso: le cartelline vennero distinte per colore a seconda delle informazioni contenute di personaggi in vista (quelle grigie con notizie riservate).

Adesso invece a essere interrogata è la banca dati più potente in uso alla magistratura: Sidda-Sidna, in grado di incrociare tutte le informazioni su chiunque, insieme alle Sos che da una decina d’anni rappresentano una delle fonti privilegiate e più delicate della Pna perché monitorano operazioni sospette bancarie, a partire da soggetti sensibili, come politici e magistrati. E di politici spiati, molti al governo, ce ne sono parecchi. Tanto che Cantone e Giovanni Melillo hanno voluto parlare al Copasir.

Erika Pontini