La lezione di Prodi su don Milani: "Sulla vita e sulla morte non ci sono ordini di partito"

Il professore a Firenze per commemorare il sacerdote: un esempio forte, non facile da seguire. Poi il dibattito sui temi politici, tra fine vita ed economia. "L’Europa? Scriviamo il menu, poi mangiano altri"

La lezione di Prodi: "Sulla vita e sulla morte non ci sono ordini di partito"
La lezione di Prodi: "Sulla vita e sulla morte non ci sono ordini di partito"

"I suoi insegnamenti e valori sono validi per sempre. Un uomo così rigoroso, un esempio molto forte, non facile da seguire". Parole di Romano Prodi per ricordare don Lorenzo Milani a 100 anni dalla nascita. Il professore ed ex presidente del Consiglio, ieri al teatro La Compagnia a Firenze per l’evento ‘We Care. Il valore della politica ieri e oggi’, in dialogo con Agnese Pini, direttrice di Qn, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, ha toccato diversi temi, spaziando dalla politica ai diritti civili.

"Nella ’Lettera ai cappellani militari’, il priore di Barbiana sostiene che è la coscienza, e non l’obbedienza cieca e assoluta, che deve fare da guida. Oggi se si appartiene a un partito va rispettata la linea che questo detta. Ma sui problemi di vita e di morte non ci possono essere ordini di partito. Nella complessità del nostro presente la partita dei diritti e dell’etica va affrontata per non creare vuoti legislativi e lasciare il cittadino alla alla mercé dei tribunali. Ma al pensiero della giustizia in ogni aspetto io mi angoscio. Non ci si può vendere, ci sono dei temi su cui ci vuole il primato della coscienza, altrimenti non c’è umanità" sostiene il professore commentando poi la commemorazione di Acca Larenzia. "Non so se sia un reato o no, ma quando ho visto le foto mi sono spaventato, perché quella era un’iniziativa grossa e ben organizzata. Non so se in passato erano state organizzate così, credo di no. Comunque sarebbe stato un errore anche allora".

Riprendendo la famosa frase del prete di Barbiana, "ho insegnato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia", Prodi esamina l’attuale situazione politica. "È diventata un messaggio" tuona il professore spiegando che i problemi della democrazia oggi sono due. "Il primo è che la moltiplicazione dei partiti obbliga alle coalizioni ovunque, coalizioni sempre più diverse, anche con partiti incompatibili tra loro. Il secondo è che opinion poll, analisi sociologiche, sociometriche fanno sì che siamo sempre in campagna elettorale. Ci sono più mesi spesi in campagna elettorale che fuori. Da noi poi ci sono elezioni completamente sfasate, e tutto ciò è incompatibile con la regola della democrazia: c’è una legislatura che dura cinque anni e nei primi due si fanno le cose più scomode. Adesso il tempo necessario per fare le cose scomode non ce n’è più. Questa è una decadenza della democrazia".

Poi aggiunge un terzo problema: "Le candidature dei leader politici alle elezioni europee, e questo vale per tutti, sono erosioni della democrazia che rovinano la democrazia stessa. Mi candido per una cosa che non farò, lo faccio per propaganda. Legittimo ma la democrazia fa un passo indietro. La democrazia è in crisi ovunque per mille di questi passi indietro, e la paghiamo cara". Quindi le stoccate all’attuale governo: "L’assicurazione del governo Meloni è l’America. Meloni ha fatto un contratto di assicurazione sui due pilastri che la tengono ferma: ha messo un filoamericano agli esteri e un altro a Bruxelles. Nei confronti degli americani c’è obbedienza, nei confronti dell’Ue c’è ambiguità. L’uno è un contratto di assicurazione tranquillo e l’altro è soggetto a revisioni mensili".

Sul ruolo dell’Europa oggi, il professore non fa sconti: "L’Europa così divisa è debole: noi scriviamo il menu e a tavola ci vanno i cinesi e gli americani. Scrivere il menu è bello, ma è bello anche mangiare". Ricordando i tempi in cui "stavamo costruendo l’Euro", l’ex presidente del Consiglio ritiene che "l’Ue ha mancato il ruolo di grande arbitro mondiale. Il recupero dell’Europa è fondamentale ma siamo lontani perché non riusciamo a fare una politica comune. Se avessimo avuto un esercito europeo, Putin avrebbe invaso l’Ucraina? Io credo di no". Per Prodi, però, gli strumenti per fare una nuova Europa ci sono: "Trenta università paritarie, in altrettante città europee. Niente teologia o filosofia ma agraria, medicina, fisica. Quando abbiamo 500mila ragazzi che studiamo insieme l’Europa è salva. Ma non c’è nessun politico che che si impegni per questo. Siamo agli orizzonti accorciati mentre serve l’orizzonte lungo, altrimenti finiamo solo male".