Il senso d’appartenenza. Giorgia dà la carica al suo popolo. E scippa le parole care alla sinistra

La leader cita i simboli della parte avversa, da Nanni Moretti a Dalla e De Gregori: "La storia siamo noi". Non mancano i riferimenti ai classici amati da FdI, a partire da Tolkien: "La compagnia è più forte dell’anello".

Il senso d’appartenenza. Giorgia dà la carica al suo popolo. E scippa le parole care alla sinistra

Il senso d’appartenenza. Giorgia dà la carica al suo popolo. E scippa le parole care alla sinistra

Al furto! Allo scippo! Al plagio! Non ci vuole molto a immaginare la reazione di dirigenti, militanti, elettori della sinistra a sentire la premier che nell’intervento di chiusura di Atreju razzia buona parte del loro repertorio. Si appropria persino di una frase ’cult’ di un film di Nanni Moretti stra-amato dai suoi avversari politici. E lo dice pure: "Facciamo una citazione di sinistra. Ricordate quella scena di Ecce bombo? Mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo? Ecco: tutto il can can di chi è stato invitato a questa manifestazione e non viene e di che non è stato invitato e se la prende, mi fa venire in mente quell’episodio", se la ride Giorgia Meloni.

Potrebbe essere una coincidenza: invece no. La premier fa il bis con la musica d’autore. Raccontando della nascita dei trattati "che hanno dato vita alla Comunità europea con 311 voti a favore, democristiani, repubblicani, liberali, missini e monarchici decidono di un futuro fatto di solidarietà per i popoli europei. Dall’altra parte comunisti e socialisti votano contro". Dunque, avverte la sinistra, "non dateci lezioni". Perché, afferma, "la storia siamo noi". E non si ferma a Francesco De Gregori: "Per restare nell’ambito delle citazioni, l’anno che sta arrivando tra un anno passerà", continua. E così, approda su Lucio Dalla. Nuovo ammiccamento, nuova risatina: la platea si sganascia. Insomma, il furto con destrezza ci sta tutto. Del resto, un equivalente di Bella ciao, canzone simbolo in tutto il mondo della sinistra "che resiste" la destra non ce l’ha. La cosa più simile che possa vantare la destra è Avanti ragazzi di Buda, piace a tutti: non a caso George Simion, leader del partito Aur (alleanza per l’Unione dei Rumeni) che di buon mattino lo cita per ricordare le battaglie contro la deriva comunista e per onorare le vittime ungheresi dell’invasione sovietica, è super applaudito dal popolo di Atreju. Ma sempre di Ungheria si tratta. Per il resto, ogni strada è chiusa: i canti del Ventennio li aveva banditi il Msi, la destra radicale qualcosa ha fatto con il cantautore Massimo Morsello, scomparso dopo anni di latitanza a Londra. È roba da destra radicale, appunto, tra i ripuliti Fratelli d’Italia nemmeno a fischiettarla. Al netto del poeta libanese Khalil Gibran ("la vita ha due doni preziosi: la bellezza e la verità"), in ultima analisi resta solo Tolkien.

Anche se a riscoprirlo dopo un periodo di oblio negli anni Sessanta furono negli Stati Uniti gli hippies, non i suprematisti bianchi. Poco importa, qui se n’è impossessata la destra. "Sapete che amo quella straordinaria metafora che è Il Signore degli anelli – sottolinea Giorgia – qualcuno dice che sia l’unico libro che ho letto, continuo a citarlo perché non voglio togliere alla sinistra tutte le certezze". Lo scrittore "aveva ragione. L’anello è insidioso. Ti circuisce. Ma una cosa è più forte dell’anello: la compagnia. Perciò non ci avrà mai. Siamo le stesse persone che eravamo ieri".

Figuriamoci se, in questo contesto, Giorgia non avrebbe trovato modo di citare la Storia infinita: in fondo Atreju, l’eroe, viene da lì. La premier applaude la straordinaria edizione (30mila presenze, su 5mila metri quadri di festa, con 244 ospiti) della manifestazione, la prima che lei non ha organizzato: "Mi rende orgogliosa sapere che mentre io ero occupata altrove, qualcun altro si è caricato sulle spalle questa storia infinita e ha continuato a farla crescere". Ma cos’è questa kermesse che ha appena chiuso i battenti a Castel Sant’Angelo? Qualcosa dalle feste dell’Unità cerca di prenderlo; molto, con tutti quegli stand in bella fila, rubacchia dalle faraoniche estati romane del mai dimenticato Renato Nicolini. Una nuova identità, adeguata all’ascesa del partitino che qui si celebrava e che nel frattempo è diventato un partitone ancora la va cercando. Certo, sul piano dei riferimenti simbolici la sinistra è in larghissimo vantaggio. Ma al momento solo su quel piano. Bella ciao.