Il Pd alla svolta . La strategia Schlein: con lo stop alle primarie può cambiare il partito

L’analisi del politologo: ha senso la rinuncia allo strumento che l’ha incoronata "Modifica l’assetto dem partendo dal metodo di scelta dei candidati".

Il Pd alla svolta . La strategia Schlein: con  lo stop alle primarie può cambiare il partito
Il Pd alla svolta . La strategia Schlein: con lo stop alle primarie può cambiare il partito

Vassallo*

Ritorna, ciclicamente, il dibattito nel Pd sulle primarie. Sembra un paradosso che la leader eletta con quel metodo (meglio, che senza quel metodo non avrebbe nemmeno potuto concepire l’idea di candidarsi alla leadership) oggi dica che si fanno "solo quando serve".

Non è affatto strano, per due motivi. Il primo non riguarda direttamente ed esclusivamente Elly Schlein. I politici di ogni orientamento tendono a giudicare le regole del gioco in base ai loro obiettivi e alle loro convenienze di breve termine. Vale per le leggi elettorali e per le regole della democrazia interna ai partiti. Basti pensare alla lunga schiera di sostenitori del maggioritario (quando credevano di poter competere per governare) diventati proporzionalisti (quando hanno visto calare i consensi) e viceversa. Dal 2007 a oggi nel Pd le componenti storicamente più critiche verso le primarie aperte, da loro considerate un affronto per la comunità dei dirigenti e degli iscritti, sono diventati nel 2023 sostenitori di primarie apertissime, che hanno addirittura consentito a esponenti di altre forze politiche, come Elly Schlein, di candidarsi alla guida del partito. Per fare un altro esempio importante, le primarie furono al centro delle promesse di Meloni e Crosetto al momento della fondazione di Fratelli d’Italia, e sono ancora previste come metodo ordinario di selezione dei candidati nello statuto di quel partito, ma la pratica è poi andata in tutt’altra direzione.

Dunque, nemmeno il ritorno di Elly Schlein alla tesi secondo cui le "primarie si fanno solo quando servono, cioè quando lo dico io" è strano. Tutt’altro. È del tutto coerente con l’intenzione proposta al momento della sua investitura di cambiare l’indirizzo politico e la classe dirigente del Pd, consolidando al tempo stesso un rapporto privilegiato con il M5s.

La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, sta cercando di fare esattamente quello che aveva promesso e per cui è stata eletta. Non è certo a lei che si possono fare critiche. Ha sempre detto in maniera chiara di volere trasformare il Pd in un partito di sinistra, ecologista e libertario. Va detto che non si tratta nemmeno di una prospettiva del tutto nuova. Per qualche tempo, ad esempio, intorno al 2010, in diversi, anche da posizioni moderate, coltivarono l’ipotesi di accogliere come papa straniero l’allora leader di Sinistra Ecologia e Libertà e presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

Ora è evidente che la scelta di identificare i candidati alla presidenza di Regione attraverso un negoziato bilaterale Conte-Schlein sia in palese contrasto con il mito fondativo delle primarie. Un mito condiviso, seppure in forme diverse, da entrambi i partiti di cui Conte e Schlein sono arrivati a capo dall’esterno, cioè senza appartenere alla comunità degli iscritti. Ma è anche evidente che con le primarie non è possibile cambiare la classe dirigente ad immagine dei leader e della loro linea né stipulare accordi di coalizione tra eguali, come Pd e M5s sono nel frattempo diventati.

*Direttore

Fondazione di Ricerca

Istituto Carlo Cattaneo