Il Giorno del Ricordo. Meloni alla foiba di Basovizza: "Chiediamo perdono per il silenzio"

La premier va all’attacco di chi in passato voleva dimenticare la tragedia per ragioni politiche. È la prima volta che un presidente del Consiglio visita il monumento. Polemiche di Rifondazione.

Il Giorno del Ricordo. Meloni alla foiba di Basovizza: "Chiediamo perdono per il silenzio"
Il Giorno del Ricordo. Meloni alla foiba di Basovizza: "Chiediamo perdono per il silenzio"

"Siamo qui a chiedere ancora perdono a nome delle istituzioni di questa Repubblica per il colpevole silenzio che per decenni ha avvolto le vicende del nostro confine orientale. E per rendere omaggio a tutti gli istriani e i giuliano-dalmati che per rimanere italiani decisero di lasciare tutto, case, beni, terreni per restare con l’unica cosa che i comunisti titini non potevano togliere loro e cioè l’identità".

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in visita al monumento nazionale di Basovizza, non rinuncia alla memoria nel Giorno del Ricordo. E va all’attacco di quel passato che invece voleva dimenticare la tragedia per ragioni politiche: "Sono venuta qui da ragazza, quando lo facevano in pochi, e farlo significava essere anti-Italia, isolati, accusati. Sono tornata qui da adulta per la celebrazione che spazzava via una volta per tutte la congiura del silenzio che per interminabili decenni aveva avvolto la tragedia delle foibe e il dramma dell’esodo nell’oblio e nell’indifferenza".

Meloni è la prima premier che va in visita a Basovizza. Con lei i ministri Antonio Tajani (Esteri), Gennaro Sangiuliano (Cultura), Luca Ciriani (Rapporti con il Parlamento), Andrea Abodi (Sport) e Giuseppe Valditara (Istruzione). Annuncia anche la fondazione di un museo nazionale a Roma sulle foibe. Poi partecipa alla cerimonia di inaugurazione del Treno del Ricordo fermo al secondo binario della stazione centrale di Trieste, mentre il sindaco Roberto Dipiazza dice che "negare questi fatti cercando di rimuovere il ricordo di un crimine, vuol dire commetterlo di nuovo" e sponsorizza la proposta di legge del centrodestra per la revoca dell’alta onorificenza "al carnefice Tito". Sangiuliano conferma che il luogo di memoria si chiamerà Museo del Ricordo: "Servirà a colmare quel grande buco della memoria che c’è stato".

Alle celebrazioni si aggiunge Matteo Renzi: "Ricordiamo chi fu ucciso, massacrato e cacciato dalla propria terra dai partigiani titini per la sola colpa di essere italiano", scrive il leader di Italia Viva. Il ministro Salvini parla di "pagina buia da tramandare" e del ddl della Lega sui viaggi del ricordo per le scuole, mentre Valditara dice che proprio la scuola deve ricordare. Debora Serracchiani (Pd) chiede di "non tornare ai giorni dell’odio". Wanda Ferro (FdI) le risponde ricordando che la revoca dell’onorificenza a Tito "ha subito una battuta d’arresto proprio a causa dell’ostruzionismo del Pd".

Intanto a Firenze viene vandalizzata la targa in memoria delle vittime delle Foibe. Mentre a Roma un centinaio di persone partecipa al presidio di Rifondazione Comunista davanti al museo della Liberazione per contestare "la narrazione tossica sulle foibe imposta come verità di Stato". Lo striscione recita: "10 febbraio Giorno della menzogna, no al revisionismo".