Il Giorno del Ricordo. Mattarella sulle foibe:: "Il tentativo di negarle è un affronto alle vittime"

Il dramma degli italiani massacrati dalle truppe jugoslave o costretti all’esodo. Le celebrazioni al Quirinale: "Un muro di silenzio e oblio ha coperto quelle sofferenze".

Il Giorno del Ricordo. Mattarella sulle foibe:: "Il tentativo di negarle è un affronto alle vittime"

Il Giorno del Ricordo. Mattarella sulle foibe:: "Il tentativo di negarle è un affronto alle vittime"

"Un muro di silenzio e oblio". Che ha coperto le "sofferenze" di "migliaia di italiani massacrati nelle foibe o inghiottiti nei campi di concentramento, sospinti in massa ad abbandonare le loro case, i loro averi, i loro ricordi, le loro speranze, le terre dove avevano vissuto". Lo ha ricordato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante le celebrazioni del Giorno del Ricordo al Quirinale. Quel confine orientale ha rappresentato "il nostro Muro di Berlino". Mattarella ha detto che le sofferenze "non furono, per un lungo periodo, riconosciute. Un inaccettabile stravolgimento della verità che spingeva a trasformare tutte le vittime di quelle stragi e i profughi dell’esodo forzato in colpevoli – accusati indistintamente di complicità e connivenze con la dittatura – e a rimuovere, fin quasi a espellerla, la drammatica vicenda di quegli italiani dal tessuto e dalla storia nazionale".

Per questo l’istituzione del Giorno del Ricordo "ha avuto il merito di riconnettere la memoria collettiva a quel periodo e a quelle sofferenze, dopo anni di rimozione. Ha reso verità a tante vittime innocenti e al dolore dei loro familiari". Ma "la memoria della persecuzione e delle tragedie" deve "produrre anticorpi", per fare in modo che "simili crudeli lacerazioni nei confronti della libertà, del rispetto dei diritti umani, della convivenza appartengano a un passato irripetibile". Alla cerimonia hanno preso parte la premier Giorgia Meloni, i ministri degli Esteri Antonio Tajani, della Difesa Guido Crosetto e dell’Interno Matteo Piantedosi. In prima fila anche il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il responsabile dello Sport Andrea Abodi.

Mattarella ha ricordato le "terre di confine" del Friuli Venezia Giulia a cui la storia ha riservato la sorte di veder sorgere a pochi chilometri di distanza "due simboli della catastrofe dei totalitarismi, del razzismo e del fanatismo ideologico e nazionalista: la Risiera di San Sabba, campo di concentramento e di sterminio nazista, e la Foiba di Basovizza, uno dei luoghi dove si esercitò la ferocia titina contro la comunità italiana". Sottolineando anche che "la ferocia che si scatenò contro gli italiani in quelle zone non può essere derubricata sotto la voce di atti, comunque ignobili, di vendetta o giustizia sommaria contro i fascisti occupanti". Perché colpì "funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con la dittatura di Mussolini. E persino partigiani e antifascisti, la cui unica colpa era quella di essere italiani".

Al Quirinale è stato anche proiettato un estratto del film documentario Kevina Jama. La foiba grande, ambientato tra l’Italia e la Dalmazia e ideato da Alessandra di Michele Bragadin per la regia di Tony Saccucci. Le protagoniste sono due ottantenni, Lada e Sandra, che viaggiano verso Spalato alla ricerca della verità sulla morte del proprio nonno, gettato in una foiba il 25 settembre del 1943 alle 11 del mattino, senza un motivo e un processo. Nel documentario ci sono immagini dell’interno della foiba, girate nel 1982. A Kevina Jama sono custodite migliaia di vittime, italiane e croate. Alla cerimonia era presente anche la signora Egea Haffner, ovvero la bambina ritratta nella foto simbolo dell’esodo italiano.

Molti (e trasversali) i commenti. Da Tajani ("ricordare è un dovere, ma non significa riaprire antichi conflitti") al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che ha parlato di storia "finalmente condivisa". Il presidente del Friuli Massimiliano Fedriga ha ringraziato Mattarella. Quello dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha sottolineato come "muri e divisioni siano sempre un’aberrazione".