L'ex ministro Rino Formica
L'ex ministro Rino Formica

Roma, 29 novembre 2019 - La politica non è solo "sangue e merda", come ha più volte detto l’ex ministro socialista Rino Formica. La politica è diventata qualcosa di peggio: "È vile, espressione di un sistema ipocrita come quello delle fondazioni. E tace per paura". Una tra le personalità più in vista del Psi di Craxi, va oltre il duello tra politica e toghe. E inquadra tutto – per dirla con Sciascia – in un contesto che parte da lontano.

Formica, si riferisce a Tangentopoli?
"In 25 anni abbiamo assistito non solo alla distruzione dei partiti, ma a una crisi di sistema. Politica, sociale, culturale e morale. È iniziato tutto negli anni 1990-1994: oggi siamo alla disgregazione totale". 

Già, ma negli anni di Mani pulite i partiti erano corrotti. 
"Sì. Ma nella Prima Repubblica il rapporto tra denaro e politica era, diciamo così, istituzionalizzato. I partiti dovevano presentare dei bilanci che, benché falsi, dovevano essere riconosciuti dai tecnici, pubblicati sulla Gazzetta ufficiale... ".

Insomma, nonostante tutto, c’era un ordine?
"Non c’era l’ipocrisia di oggi. Dove per viltà della classe dirigente si è preferito ascoltare la pancia dell’opinione pubblica e abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Ma, così, la funzione dell’uomo politico diventa inutile. E i partiti sono costretti ad arrangiarsi".

Il sistema delle fondazioni, quindi, non funziona?
"Non voglio entrare nel merito della vicenda della fondazione Open di Renzi. Tutti i moralisti hanno cadaveri in cantina. Di sicuro i partiti senza soldi non possono stare: i partiti sono un servizio della democrazia che non dà pasti gratis. Se lo Stato riconosce un finanziamento alla Chiesa, perché non dovrebbe riconoscerlo alle forze politiche?".

Le toghe hanno accelerato sul tema delle fondazioni? 
"L’equilibrio dei poteri che sta alla base del nostro ordinamento si è rotto. La magistratura agisce come un corpo autonomo che non collabora più con gli altri corpi dello Stato. E quando c’è la crisi dei corpi dello Stato chi è più forte comanda. Un po’ come in Libia da quando non c’è più Gheddafi...".

In questo eterno duello tra politica e toghe chi vincerà?
"Chi ha più forza questa volta non vincerà perché troverà di fronte solo rovine".

Renzi sostiene che non tocca alla magistratura "decidere che cos’è partito e che cosa non lo è". 
"Renzi è capo di un partito, è stato leader del Pd e premier. Poteva tentare di ristabilire un equilibrio tra i poteri, ma finché i magistrati facevano la fila davanti a Palazzo Chigi non si è curato della questione. Oggi, che quella questione lo riguarda, diventa centrale".

Anche le altre forze politiche stanno zitte: perché? 
"C’è chi ha paura e chi, a fronte di una lotta politica così disordinata, vede quasi di buon occhio un intervento delle toghe purché colpisca il nemico".