Giovedì 18 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

L’ipotesi per il Consiglio Ue, Letta lascia SciencesPo: il suo nome nelle trattative

L’ex premier non si candida a guidare l’Istituto di Parigi. Il toto-nomi per i vertici dell’Unione

Enrico Letta, 57 anni, è stato segretario del Pd da marzo 2021 a marzo 2023

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Roma, 21 giugno 2024 – Spunta la carta Enrico Letta ai vertici dell’Unione europea. "Complicato", "difficile", "improbabile", "provocatorio" e soprattutto "trappola" nei riguardi della premier italiana Giorgia Meloni. Ma non c’è dubbio che il nome dell’ex premier ed ex segretario Pd sia un’ipotesi non del tutto peregrina per la guida del Consiglio europeo, il tavolo dei presidenti e capi di governo. Anche perché ieri, dopo che Letta ha rinunciato a ricandidarsi per la guida dell’Istituto di Studi politici di Parigi, il suo nome è cominciato a ricorrere per qualche incarico europeo.

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Il nome di Letta circola già da qualche giorno. Una soluzione magari un po’ machiavellica, altresì coerente col modus operandi dei partiti e i grand commis che guidano l’Europa. Ovvero Ppe, Pse e le diplomazie franco-germaniche, senza trascurare la Nato. Per farla semplice: se tra gli incarichi di vertice – presidenze della Commissione, del Consiglio, del Parlamento e Alto commissariato per politica estera e di difesa – ci fosse un italiano, Meloni potrebbe solo acconsentire. Con buona pace delle aspirazioni di ottenere l’Alto commissariato per Elisabetta Belloni, che rimane l’obiettivo principale della premier. Non per questo l’ipotesi Letta parte favorita. In pole position rimane l’ex premier socialista portoghese Antonio Costa, le cui posizione pacifiste di sinistra sono tuttavia poco gradite a Ppe e Nato. Per questo il nome dell’ex premier italiano potrebbe risultare un’alternativa valida, gradita sia al Ppe che al Pse, cui toccherebbe l’incarico. Ma ancor più Letta obbligherebbe la premier italiana ad accettare le nomine per ovvie ragioni di riconoscimento nazionale; comunque accresciuta dalla comune posizione a sostegno dellUcraina. L’ipotesi viene infatti considerata una "truffa" dagli ambienti di maggioranza.

Per il resto, Ursula von der Leyen rimane la favorita per la presidenza della Commissione, anche se non mancano i malumori dentro e fuori il Ppe, accresciuti dai rischi di scandalo legati allo Pfizer-gate e i legami famigliari con le aziende farmaceutiche. Tuttavia in Italia escludono che Antonio Tajani possa entrare in lizza per sostituirla. Non tanto perché non ne avrebbe autorità e consenso, quanto perché né Meloni né FI "possono permetterselo", visto che il ruolo che svolge come leader del partito che ha riguadagnato quasi il 10%. Nel caso in cui von der Leyen perdesse la corsa, il nome più probabile diventa perciò quello del premier greco Kyriakos Mitsotakis, essendo ormai la Grecia sotto l’ombrello tedesco. Mentre per quanto riguarda il commissario italiano nella maggioranza si scommette su un tecnico, cioè sempre Belloni o Roberto Cingolani (ad di Leonardo), con l’auspicio di un ruolo nella difesa.