Domenica 21 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

I nuovi vertici in Europa: altri sei seggi per Ecr. Il sorriso di Meloni: "Ci saranno sorprese"

I conservatori superano Renew e ora sono la terza forza dell’Europarlamento Proseguono le trattative per le alte cariche Ue. I nomi italiani: Fitto o Belloni

Roma, 20 giugno 2024 – New entry e terzo posto per il gruppo conservatore Ecr, che supera i liberali al parlamento europeo e rivendica perciò la propria poltrona tra gli incarichi di vertice dell’Unione. Lo dice chiaro da Milano la premier Giorgia Meloni, che contesta la visione della democrazia dei principali partner europei – ovvero Francia e Germania –, che nel vertice di lunedì hanno proposto un pacchetto di nomine chiuso. A maggior ragione in considerazione della nuova consistenza numerica del gruppo Ecr, Meloni rimprovera ai maggiorenti dell’Unione di trascurare "l’indicazione che arriva dai cittadini sul cambio di passo in Europa", definisce "surreali le nomine decise a tavolino" e chiede giusta rappresentanza per il gruppo conservatore, oltre che per l’Italia. "Ci saranno sorprese", ha detto.

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In Europa la premier rivendica a buon titolo il proprio posto al sole, sia per l’Italia che per l’area conservatrice uscita rafforzata soprattutto dal punto di vista di governo. Ieri il gruppo Ecr ha accolto nelle sue file altri sei nuovi deputati di diverse nazionalità (più cinque riammissioni), diventando con 83 seggi il terzo all’europarlamento. Rimangono fuori gli ungheresi di Fidesz, in quanto provocherebbero più defezioni degli ingressi al momento. Viktor Orban, scottato dal voto europeo, continua a propugnare un gruppo unico insieme a Identità e democrazia, dove siedono lepenisti e leghisti. Intanto rimane tra i non iscritti. L’area conservatrice di governo, incarnata da Meloni e dal premier ceco Petr Fiala, vuole invece accelerare l’accreditamento europeo, anche in virtù della disponibilità della destra del Ppe rappresentata dal presidente Manfred Weber, rieletto alla guida del gruppo.

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Prassi voleva che le spartizione al vertice fosse tra i gruppi principali, che fino a oggi però non comprendevano nazionalisti sospettati di euroscetticismo. Meloni ha fornito ampie credenziali, più che di europeismo di atlantismo e sostegno alla causa ucraina. A differenza ad esempio di Marine Le Pen, ancora sospettata di simpatie putianiane. Ora Ecr potrebbe domandare l’Alto commissariato per la politica estera e di difesa per Elisabetta Belloni, pronta ad accettare anche lo scorporo della sola Difesa, che interessa anche all’industria bellica tecnologica nazionale.

Ieri è tornato a circolare il nome di Raffaele Fitto come possibile commissario italiano. Ma non è detto che sarebbe una vittoria per la premier, visto che non potrebbe rientrare nei ruoli di vertice. A parte il contenzioso tra Ppe e S&D sulla staffetta al presidenza del parlamento e al Consiglio, per quest’ultima posizione, dove al momento è in pole l’ex premier socialista portoghese Antonio Costa, potrebbe spuntare l’ex segretario Pd Enrico Letta: italiano per cui la premier dovrebbe fare buon viso a cattivo gioco, rinunciando ad altre pretese di spicco. Al che Fitto e Belloni si contenderebbero il commissariato.

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Ormai è quasi sicuro che la destra di governo italiano darà il proprio appoggio, esterno, alla Commissione. E che nel prossimo parlamento le maggioranze saranno probabilmente più variabili a seconda dei differenti dossier, come riconosce anche Meloni. Obbligati a sostenere la commissione senza troppe condizioni, i dem sono invece alle prese con la definizione dei ruoli e da due giorni discutono a Bruxelles, dove ieri ha partecipato anche la segretaria Elly Schlein. A parte la possibilità che Nicola Zingaretti assuma la guida degli eurosocialisti, se Stefano Bonaccini diventasse capogruppo questo porterebbe anche a un riassetto al Nazareno.