Paolo Gentiloni (Ansa)
Paolo Gentiloni (Ansa)

Roma, 25 febbraio 2018 - Non una brochure come Silvio Berlusconi alle politiche del 2001. Non un dèpliant come Matteo Renzi nel referendum 2016. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni,  per ricandidarsi alla Camera con la maglia del Pd, ha scelto di volare basso - e quindi altissimo - spedendo una lettera di un semplice foglio agli elettori del collegio Roma 1. Un felpato capolavoro di gentilonismo. Più vicino alla nostalgia del ciclostile che alle seduzioni social
"Cara"  (oppure "Caro"):  comincia così la missiva personale del premier. Che poi prosegue con il nome proprio dell'elettrice e dell'elettore, e un pro memoria sempre utile: "...si avvicinano le elezioni del 4 marzo e io sarò candidato  alla Camera dei deputati nel collegio Roma 1, proprio dove lei risiede" (ma va'?).  Conforto tecnico agli spaesati del Rosatellum: "Troverà il mio nome sulla scheda", tranquillizza tutti il premier più gradito secondo l'ultima rilevazione pubblicata. 
E qui la sensibilità politico-istituzionale omaggia l'elettore di Roma centro, un po' depresso per la stagione fredda e impietosa, ma ancor più per il barcollante decoro della Capitale, di una garbata e squisita attenzione. Come un vicino che si incontra davanti al cassonetto stracolmo e mentre divide la plastica dall'umido a voce alta riflette: "L'Italia sta lasciandosi alle spalle la crisi più grave dal dopoguerra", è la certezza di  Gentiloni.  Un punto di ripartenza. Per l'Italia e la Capitale.
Così, senza citare una sola volta Virginia Raggi o i 5 Stelle,  alternando spruzzi di romanità  e revival giubilari, avvisi antiraggiro e declinazioni valoriali, aneliti alla sicurezza  e messaggi di pacificazione, in soli otto capoversi il conte Paolo avvolge l'elettore in una trama di energico buon senso, piazzando poi la zampata: "Queste sono le mie idee. Non le chiedo di condividerle necessariamente in tutto e per tutto. Le chiedo di scegliermi come suo rappresentante in Parlamento nel collegio di Roma centro. Le chiedo di darmi fiducia". E quei tre chiedo sapientemente ritmati somigliano tanto a un ipnotico ordine, mentre l'elettore infreddolito - ma anche rasserenato - a quel punto sta già  bevendo una doppia tazza di camomilla.
Zolletta finale:  "Se anche grazie al suo voto (...)  sarò eletto, potrà contare su di me - scrive Gentiloni -. Sul mio impegno per Roma e per la nostra amata Italia". Saluti e firma autografa, senza troppe elecubrazioni. Il manifesto di un candidato-premier pronto a tutto con cartacea morbidezza. In particolare, a  lasciare urlare gli altri. Rielezione prenotata. Per il resto si vedrà.