Elezioni Europee: Meloni e Tajani pronti a candidarsi. Lega, braccio di ferro

Salvini non molla su Solinas in Sardegna. Election day l’8 e il 9 giugno Il 22 gennaio scadrà il termine per presentare le liste dei partiti per le Regionali

Roma, 16 gennaio 2024 – Non c’è Salvini che tenga: se Elly Schlein sarà candidata alle Europee, nemmeno legandola alla sedia il capo leghista potrà impedire che Giorgia Meloni faccia la stessa cosa. Si sa che lei non vede l’ora. Anche perché è convinta che il suo peso specifico sia tale da trascinare i tricolori sino al 30% e magari oltre. Se dovesse farlo da sola, la faccenda sarebbe complicata, con la rivale in campo non ci sarebbero problemi. Anzi, forse dopo la sfida lanciata nella famosa conferenza stampa fiume le sarebbe impossibile sottrarsi, anche volendo. Con buona pace di Salvini, la segretaria del Pd ha quasi deciso di lanciarsi, nonostante le corali pressioni in senso opposto. Ma questa è una decisione di là da venire, ci vorranno settimane. Come ammette Antonio Tajani. Che dice: "Aspettiamo il congresso del partito, ma non escludo di candidarmi".

Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Ansa)
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Ansa)

Nodo Sardegna

Per l’estenuante tormentone sardo è questione di giorni: una decina per la precisione. Ieri sono stati presentati i simboli: per Lega e Pds’Az sono quelli tradizionali, in cui non c’è traccia del nome Solinas. I sardisti "per tutelarsi" ne hanno presentato un secondo con la scritta ’Solinas presidente’. Il 22 sarà il turno delle liste, ed entro tre giorni bisognerà apparentarle con il candidato governatore: a quel punto non ci sarà più spazio per svicolare, come fa in queste ore il Carroccio. Nemmeno il Consiglio federale ha sciolto l’enigma. Ieri ai suo, Salvini ha ripetuto che è un errore non ricandidare gli uscenti. Replica il ministro Francesco Lollobrigida (FdI): "FdI è sempre stata generosa con gli alleati: non stiamo chiedendo l’impossibile, riteniamo Truzzu il migliore". Vero è che prima dell’inizio dell’assise leghista, il capo dei senatori, Massimiliano Romeo, aveva assicurato che "la destra non si dividerà"; è anche vero che il segnale inviato con il logo senza il nome di Solinas non potrebbe essere più chiaro, ma di segnali e non di decisioni si tratta. Non che qualcuno si illuda di poter mantenere la candidatura del governatore uscente: è una questione di prezzi, diversi per il Partito sardo d’azione e la Lega. Per i primi si tratta di posti, assessorati, presidenza dell’assemblea regionale per il leader Moro. Solinas sogna invece di raggiungere l’Europarlamento: a causa dell’accorpamento con la più popolosa Sicilia, si contano sulle dita di una mano i sardi eletti a Bruxelles. Senza l’intesa con il grosso della destra e con sondaggi sconfortanti, il Psd’Az rischierebbe di restare a secco, la sola via d’uscita sarebbe l’ alleanza con i ribelli di Soru, e qualcuno che ci pensa c’è. Ma è una carta che serve a garantirsi un po’ di contrattualità.

Il terzo mandato 

La trattativa di Salvini ha orizzonti più vasti: prima di tutto il terzo mandato, che blinderebbe la presidenza Zaia in Veneto. Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe varare il decreto sull’election day (8 e 9 giugno) con il terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15mila abitanti: nell’ultima bozza non c’è l’analoga norma per i governatori, ma la questione verrà posta sul tavolo e di riffa o di raffa, Meloni, Salvini e Tajani si confronteranno su tutto. FI, che si era espressa contro l’innalzamento del tetto, ora stempera: "La regola dei due mandati non è un dogma", afferma il capo dei deputati Paolo Barelli. L’onda del maremoto sardo lambisce la candidatura del governatore azzurro uscente,Vito Bardi, in Basilicata. Non che rischi davvero: per il Carroccio trovare un’alternativa in dieci giorni sarebbe un’impresa proibitiva. Punta al bis di Tesei in Umbria. Sia come sia gli azzurri stemperano i toni. Non sono però loro il problema: a non essere convinta è la premier che considera la conquista del Veneto uno degli obiettivi nelle regionali del 2025.

La partita delle regionali si intreccia anche con quella dell’Autonomia differenziata. Il testo di Calderoli arriva oggi nell’aula del Senato. Sia FI che FdI vorrebbero modificarlo anche per non urtare troppo i sentimenti dell’elettorato meridionale che si sente penalizzato. Formalmente le due vicende non hanno punti di contatto, ma in politica tutto si tiene.