La crisi di governo (LaPresse)
La crisi di governo (LaPresse)

Roma, 25 agosto 2019 - Quattrocento poltrone di peso in palio per chi riesce a formare il nuovo governo. È questa la rilevante posta in gioco che c’è dietro la crisi di governo in corso, dietro il tentativo del Pd di agganciare i grillini per dar vita a un nuovo esecutivo, come anche dietro le retromarce della Lega per non perdere almeno il potere avuto fino a oggi. Tra Eni, Enel, Leonardo, Terna, Alitalia, Poste, per i colossi pubblici di maggior peso, le autorità indipendenti, una miriade di enti pubblici e di società controllate a cascata (principalmente in casa Cdp) sono più di 400 le nomine che i futuri azionisti della maggioranza che potranno e dovranno decidere dall’autunno alla primavera prossima. Una valanga di ad, presidenti, consiglieri di amministrazione da scegliere da far muovere le montagne per avere la possibilità di stare in cabina di regia. Un po’ come accadde nel febbraio 2014, quando, proprio alla vigilia della stagione delle nomine, Matteo Renzi diede il benservito a Enrico Letta.

Tra settembre e ottobre, per cominciare, ci sono da decidere i nuovi vertici (presidenti o gli organi direttivi) di tre autorità-chiave: l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Garante per la privacy e l’Autorità anticorruzione, dalla quale si è dimesso in anticipo Raffaele Cantone. Ma si tratta di completare anche la squadra di vertice di Inps e Inail, perché fino a ora ci sono solo i presidenti Pasquale Tridico e Franco Bettoni, mentre per i vice (Adriano Morrone e Paolo Lazzara) e per i cda ci sono solo designazioni o poco più. Da definire a breve anche il nuovo assetto di vertice dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, guidata in via provvisoria dal governatore emiliano Stefano Bonaccini. Nell’immediato si tratta di risolvere anche i nodi relativi alle nomine in capo alla Cassa depositi e prestiti: una raffica di posti-chiave da coprire riguardano Sace (con la possibile conferma del presidente Beniamino Quintieri e l’avvicendamento dell’ad Alessandro Decio); Ansaldo Energia (con la possibile entrata di Giuseppe Marino, senior vice president di Hitachi Rail Italy, come ad, e lo spostamento del ceo Giuseppe Zampini alla presidenza); Simest; Cdp Immobiliare e Cdp Investimenti Sgr, Fondo nazionale innovazione, in condominio con Invitalia. 

A stretto giro anche la definizione delle nuove guide di Sogin, Sogei (dopo che il presidente BiagioMazzotta è stato nominato Ragioniere generale dello Stato), e Invitalia. Chiusa la partita autunnale, il risiko delle nomine si riaprirà in primavera con un pacchetto di nomi da definire rilevantissimo. Parliamo delle grandi partecipate pubbliche: Eni, Enel, Leonardo, Terna, Poste, Enav. I cda delle sei principali società indicate, con ad e presidenti, andranno a scadenza con l’approvazione dei bilanci 2019. Ma la corsa per i posti di comando (della durata di tre anni) è aperta.

Le sei big sono solo la punta dell’iceberg. Tra controllate dirette e indirette, c’è una galassia di società con decine di manager e componenti di cda da scegliere. E nel giro di valzer rientrano anche due controllate di Fs, Trenitalia e Rfi. Di certo, prima di allora, nelle prossime settimane si dovrà affrontare il dossier Alitalia: per la guida, se l’operazione andrà in porto, si fanno fin da ora i nomi, tra gli altri, dell’ex numero due di Fiat Chrysler, Alfredo Altavilla, e dell’ex ad di Meridiana ed ex presidente Enav, Roberto Scaramella.