Il leader M5s Giuseppe Conte, 57 anni, ieri in campagna elettorale a Rimini
Il leader M5s Giuseppe Conte, 57 anni, ieri in campagna elettorale a Rimini
Sì, certo, servono le idee, la visione, l’eloquenza, il fiuto, il carisma, quello che Berlusconi chiamava il quid, ma niente sarebbe senza la resistenza alla fatica. Quella predisposizione alla sopportazione del dolore fisico che scolora le grandi idealità della contesa politica per farla assomigliare a una sorta di corsa ad alta quota, in cui partono in molti e arrivano in pochissimi. E dopo tre anni nel Palazzo ma solo qualche mese alla guida dei Cinquestelle, anche il professor Giuseppe Conte pare aver scoperto il lato meno nobile della politica, la fatica. "Ve lo dico francamente – ha detto ieri ai militanti 5 Stelle di Finale Emilia – questo è un impegno...

Sì, certo, servono le idee, la visione, l’eloquenza, il fiuto, il carisma, quello che Berlusconi chiamava il quid, ma niente sarebbe senza la resistenza alla fatica. Quella predisposizione alla sopportazione del dolore fisico che scolora le grandi idealità della contesa politica per farla assomigliare a una sorta di corsa ad alta quota, in cui partono in molti e arrivano in pochissimi. E dopo tre anni nel Palazzo ma solo qualche mese alla guida dei Cinquestelle, anche il professor Giuseppe Conte pare aver scoperto il lato meno nobile della politica, la fatica. "Ve lo dico francamente – ha detto ieri ai militanti 5 Stelle di Finale Emilia – questo è un impegno stressantissimo. Lavorare per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che potrò reggere anche fisicamente a lungo".

Oddio, la politica è sempre stata un esercizio per cuori e fisici bestiali, almeno dall’alba della repubblica in poi, quando all’esercizio del governo si è sommato lo sforzo della ricerca del consenso. Prima no, l’impegno era dimezzato, e lo stesso Mussolini arrivava a palazzo Venezia puntualissimo non prima delle 8,30 dopo una cavalcata a villa Borghese, tornava quasi sempre a pranzo a casa a villa Torlonia dove faceva rientro immancabilmente alle 20.

Nella prima e poi nella seconda repubblica no, la politica ha iniziato a misurarsi con la fatica. Celebri le levate all’alba di Andreotti che prendeva la messa a San Giovanni dei Fiorentini alle 7 e alle 7.30 iniziava a ricevere i clientes . Infaticabile Spadolini che non avendo famiglia non sapeva come spendere il giorno di Natale o di Ferragosto, come pure Malagodi detto "il mostro" per la sua capacità di lavoro.

In tempi più recenti proverbiali le tirate di Gianni Letta, capace di restare seduto ai banchi del governo anche dieci ore di fila. Per scoprire un lato più gioioso della politica si è dovuti arrivare a Berlusconi, che sapeva regalarsi momenti di svago anche se poi si vantava di dormire quattro ore per notte. La fatica è rimasta comunque una costante, e lo stesso Grillo nel 2014 spiegava di "essere un po’ stanchino" a occuparsi del M5s, forse poco aduso ai ritmi di un mestiere non suo. Quando poi l’era digitale ha infranto il diaframma tra pubblico e privato siamo arrivati al totus politicus , per cui si comincia con la rassegna stampa alle 6 del mattino, si va avanti fino a notte in una girandola di selfie, riunioni e interviste.

Ma Conte non è a digiuno dei riti del potere, e quindi nello sfogo del professore pugliese in più di uno ha visto affiorare forse anche lo stupore di chi scopre gli affanni della vita di partito, un universo che in fondo egli non conosce. Un conto sono le atmosfere ovattate di palazzo Chigi, un altro il rumore della piazza, dei militanti che ti strattonano e chiedono selfie. L’odore delle pecore, avrebbe detto Bergoglio. Quello stanca di più, o per lo meno stanca uno come Conte che, avete notato, sono due mesi che non indossa quasi più cravatta che non si era più tolto dalla prima comunione. Che non si stia adattando al nuovo ruolo? hanno pensato terrorizzati i Cinquestelle. Dopo che il giorno prima aveva spiegato "mai più Vaffa day" in molti sono così a chiedersi se questo era un matrimonio che s’aveva da fare. La stanchezza evocata ieri non è un gran segno, le mani avanti messe da Conte sul risultato elettorale pure. Lui nuota con passione, ma il mare pare non essere il suo mare.