Carlo Calenda (Lapresse)
Carlo Calenda (Lapresse)

Roma, 25 gennaio 2019 - Siamo Europei sta al Pd come l’Ulivo stava ai Ds?
«No, c’è una differenza fondamentale. Non sono come una volta grandi partiti che si uniscono. Qui c’è il Pd, +Europa, forse Italia in Comune, ma soprattutto bisogna costruire la mobilitazione dei cittadini che sostituisce i partiti che sostenevano l’Ulivo». 

È l’unica differenza?
«L’altra è che non ci rivolgiamo solo al centrosinistra ma anche ai tantissimi moderati che hanno anche votato centrodestra e oggi non si ritrovano nello stato di caos permanente in cui i 5 Stelle e la Lega hanno condotto il Paese».

Siamo Europei sostituirà il Pd?
«No, la parte civica sostituisce la parte moderata e raccoglie chi non ha mai votato il Pd o ha smesso. Il principio ispiratore è che chi non vuole alleanze nazionali con Lega e 5 Stelle può aderire. Le elezioni europee sono come quelle del 1948: si decide se restiamo in Occidente e in Europa».

Prodi dice che alla sinistra mancano prospettive e leader: darete entrambi?
«Siamo Europei può dare certamente una prospettiva ancorata ai valori. Il leader emergerà. Io mi candiderò, ma non è detto che abbia la stoffa del leader politico. Si misurerà con il consenso fra chi si candida alle Europee. Io sarò in gioco».

Bentivogli della Fim Cisl ha la stoffa del nuovo leader?
«L’ho citato molte volte ma non voglio metterlo nei guai. Sta facendo un ottimo lavoro alla Cisl». 

Sarà difficile dialogare con la Cgil di Landini?
«Spero di no, la Cgil è un grande sindacato e ha posizioni variegate. Non sono spaventato da Landini, è una persona che conosce il mondo del lavoro». 

La Cgil però ha approvato una mozione dove difende Maduro, per poi fare retromarcia...
«Una follia e uno scivolone. Ci manca solo che ci mettiamo a difendere i dittatori. Che si proclamino di sinistra o di destra, poco cambia. Come i 5 stelle: vogliono demolire la democrazia rappresentativa per sostituirla con quella di Casaleggio, un percorso autoritario. Bisogna opporsi a Maduro come ci si oppone ai 5 stelle, che guarda caso facevano del Venezuela il loro riferimento».

Il reddito di cittadinanza è un errore quindi?
«Sarà pagato con l’aumento di 23 miliardi di Iva da lavoratori che guadagnano meno di 1.300 euro al mese. Il reddito di inclusione era diverso: una range di aiuto tra i 350 e i 550 euro è un supporto giusto».

Zingaretti la invita a partecipare alle primarie. Che cosa farà?
«Parteciperò e voterò ma non dico chi, hanno tutti aderito al manifesto. Portiamo piuttosto ai gazebo il manifesto Siamo Europei per costruire anche una proposta politica. Siamo arrivati a 150mila adesioni». 

Come coabiteranno Pd e Siamo europei dopo il listone europeo?
«Noi facciamo una proposta per il voto europeo, poi chi ha sensibilità liberal democratiche si iscriverà all’Alde, chi socialdemocratiche ai Socialisti e democratici e chi è popolare al Ppe. Stiamo anticipando in Italia quello che accadrà in Europa. Le persone che si riconoscono nel percorso europeo saranno sempre più convergenti». 

Boldrini bussa alle porte: niente veti a sinistra dice rivolta a lei.
«Non ho messo veti per nessuno, ma bisogna condividere le cose scritte nel manifesto. Non si sta assieme in Europa e poi in Italia si cercano alleanze con M5S o la Lega. È coerenza non un veto». 

Da Renzi quasi un endorsement...
«L’importante è che per una volta sembra che ci sia una coincidenza di vedute fra tutti i leader del Pd. Ricordo la prima lezione del mio capo alla Ferrari: non ti presentare mai con un problema se non hai una soluzione. Benissimo le critiche, ma se si accompagnano alle proposte».

Non teme sgambetti?
«Se vedrò che non c’è un reale desiderio di costruire una cosa forte e innovativa non mi presenterò alle Europee. E il Pd si assumerà le sue responsabilità. Lo faccio se siamo tutti compatti, se ci sono guerre inestine, anche no».

Perché lo fa?
«Perché si decide se l’Europa sta in Occidente. L’Italia non è in sicurezza. Abbiamo scassato i conti pubblici, ci siamo isolati in Europa, stiamo entrando in una recessione che si allargherà. Ricominceranno le tensioni finanziarie e noi ci siamo isolati. Il rischio è gigantesco».

Qual è l’adesione che le ha fatto più piacere?
«Gli operai dell’Alcoa, dell’Embraco, dell’Ilva e della Fiat di Pomigliano. Sono stati i primi».