Autonomia differenziata, Carfagna (Azione): "Non ci sono i fondi, resterà lettera morta"

La deputata: "Se gli standard minimi costano troppo allo Stato, la devoluzione viene rinviata finché non si trovano le coperture. Si tratta di una bandiera che la Lega vuole esibire in vista delle Europee"

Mara Carfagna (Azione)

Mara Carfagna (Azione)

Roma, 26 gennaio 2024 – “Una presa in giro elettorale". Mara Carfagna, ex ministro per il Sud e la coesione territoriale nel governo Draghi, oggi presidente nonché deputato di Azione, la mette giù piatta sul disegno di legge Calderoli, approvato al Senato martedì: "Questo testo è contraddittorio, non consentirà la realizzazione dell’autonomia. Forse è il caso che qualcuno nel governo smorzi i toni trionfalistici".

Perché?

"Premesso che il provvedimento disegna la cornice entro la quale le Regioni possono avviare la procedura per ottenere maggiore autonomia, questa è subordinata alla definizione dei livelli essenziali di prestazione (Lep), cioè degli standard minimi dei servizi che devono essere garantiti uniformemente su tutto il territorio nazionale. Ma se dovessero prevedere una spesa maggiore a carico dello Stato, l’autonomia viene rinviata all’individuazione delle risorse necessarie a coprire i costi. Siccome sono costi importanti, qualcuno stima arrivino a 80-100 miliardi, l’autonomia rischia di restare lettera morta".

FdI ha aggiunto un emendamento che dà al governo 24 mesi per definire i livelli essenziali di prestazione: non basta?

"Voglio sgombrare il campo da un equivoco: non è vero che nessuno ha mai definito né finanziato i Lep come sostiene la presidente del Consiglio ma pure un giurista del calibro di Sabino Cassese. Il governo Draghi, su mio impulso, ha individuato e previsto risorse per tre livelli essenziali di prestazione: asili nido, trasporto scolastico di studenti con disabilità e assistenti sociali. Nella legge di bilancio del 2021 stanziammo un miliardo e 900 milioni per realizzarli. Basta fare un calcolo ’a spanne’ per capire che l’attuale situazione economica non consente di fronteggiare i costi dei Lep elencati nella legge quadro".

Eppure, i leghisti dicono che le Regioni avranno più autonomia. Si tratta di un bluff?

"A me sembra una bandiera da esibire a giugno per le Europee. A meno che la maggioranza non abbia in testa una forzatura: trasferire le competenze anche in assenza del finanziamento dei Lep. In tal caso, avrebbe ragione chi dice che l’autonomia perpetuerebbe i divari tra Nord e Sud. Perché è vero che i divari esistono già, ma non è una buona ragione per continuare su quella strada. Io sono favorevole all’autonomia, ma non bisogna legiferare senza criterio".

E allora, cosa serve per realizzare una riforma che funzioni?

"Bisogna finanziare i livelli essenziali delle prestazioni. L’esecutivo avrebbe potuto dare un segnale nella legge di bilancio. Il governo Draghi aveva seguito il percorso opposto, con il ministro Gelmini, prevedendo che nuovi poteri e coperture economiche marciassero insieme: devolviamo la funzione e allo stesso tempo finanziamo i Lep".

La senatrice Gelmini ha però votato sì all’autonomia di Calderoli. Ha sbagliato?

"No, è un voto che ho compreso: si trattava di votare una legge quadro alla quale aveva lavorato. Un voto contrario o un’astensione, come deciso da Azione, significava rinnegare quanto aveva fatto. Purtroppo, il governo Meloni non solo non ha fatto tesoro di quel lavoro, ma ha azzerato il fondo di perequazione infrastrutturale reso operativo da Draghi. L’autonomia è un principio previsto dalla Costituzione, ma il mondo negli ultimi anni è cambiato così tanto che prima di questa legge ordinaria sarebbe stato opportuno varare una legge costituzionale per cancellare dalle competenze trasferibili alle Regioni materie come i rapporti con l’estero, le grandi infrastrutture, l’energia, l’istruzione".

Nelle intenzioni della maggioranza il testo arriva blindato alla Camera. Prevede sorprese?

"Noi faremo le nostre battaglie con spirito costruttivo, poi la maggioranza si assumerà le sue responsabilità".

Qualcuno sostiene che una parte di FdI potrebbe fare da sponda.

"È noto che una delle bandiere di FdI è la difesa degli interessi della Nazione. Pure gli emendamenti che ha presentato al Senato dimostrano che non sempre le idee di FdI coincidono con quelle della Lega".