Autonomia differenziata, cosa sono i Lep. Due anni per definirli

Dopo il primo via libera al Senato inizia ll’iter per fissare i livelli essenziali di prestazioni, ovvero i servizi minimi che le Regioni devono garantire. Il governo ha tempo fino a giugno 2026

La protesta dei senatori Pd dopo il via libera all’autonomia differenziata
La protesta dei senatori Pd dopo il via libera all’autonomia differenziata

Roma, 25 gennaio 2024 – Dopo il primo via libera al Senato e l’inizio dell’iter per definire i Lep (livelli essenziali di prestazione), l’autonomia differenziata continua a far discutere i partiti. I governatori e i sindaci Pd attaccano: «È uno scambio tra Lega e FdI». E l’oggetto dello scambio sarebbe l’altra riforma, quella costituzionale che introduce il premierato. Riforma per la quale slitta al 5 febbraio il termine per presentare emendamenti, così come è rinviato al 30 gennaio il confronto tra i partiti di maggioranza. FdI riprende in mano il dossier con 6 emendamenti che correggono la norma anti ribaltoni: l‘eventuale staffetta tra il premier e chi gli subentra è limitata ai casi eccezionali di morte, dimissioni volontarie o decadenza. E parallelamente viene lasciata al presidente del Consiglio se sfiduciato da una delle Camere, la possibilità di scegliere: avrà 7 giorni per dimettersi o proporre, al capo dello Stato, lo scioglimento del Parlamento.

Che cosa sono i Lep?

I livelli essenziali di prestazione (Lep) definiscono gli standard minimi di servizio indispensabili per attuare i "diritti sociali e civili” tutelati dalla Costituzione (articolo 117, comma 2-m). A prescindere da un effettivo trasferimento di funzioni dallo Stato alle regioni, la stessa definizione dei Lep e la garanzia del loro finanziamento attuerebbe il dettato costituzionale. La legge quadro sull'autonomia differenziata prevede preventivamente l'individuazione dei Lep per le materie interessate.

Esistono già alcuni Lep?

Al netto di quelli già impliciti nelle normative vigenti, sono ancora molti i settori in cui i Lep devono essere definiti, dai servizi sociali al trasporto locale. Tra i precedenti più immediati, c'è per esempio quello sugli asili nido nei Comuni per almeno il 33% dei bambini fino a 3 anni, finanziato a regime con 1,1 miliardi di euro all'anno. I Lep saranno determinati a partire da una ricognizione della spesa storica dello Stato in ogni Regione nell'ultimo triennio.

Chi deve definire gli standard?

La legge di Bilancio 2023 affida il compito a una cabina di regia presieduta dalla premier Giorgia Meloni, con delega al ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli: sulla base dell'istruttoria del Comitato guidato dal costituzionalista Sabino Cassese, dovrebbe individuare i Lep tramite Dpcm. La cabina di regia avrebbe dovuto terminare i lavori a fine 2023, ma il decreto Milleproroghe ha esteso di un anno i termini. Il ddl Calderoli, approvato martedì al Senato, contiene da parte sua una delega al governo per definire i Lep, con decreti legislativi, entro 24 mesi dall'entrata in vigore della legge. Nella più rapida delle ipotesi (approvazione definitiva entro giugno), i Lep andrebbero dunque fissati entro giugno 2026. Da quel momento in poi si potrebbero concludere le intese con le Regioni.

I Lep possono produrre costi?

Impossibile rispondere a priori. Le attuali differenze territoriali nell'erogazione dei servizi fanno tuttavia ipotizzare che l'individuazione di Lep possa determinare costi anche importanti. Nella relazione del Comitato di Cassese, si legge che l'individuazione degli obblighi derivanti dai Lep «impatta sui conti pubblici, assumendo necessariamente una dimensione finanziaria, di sicura rilevanza». Per coprire gli eventuali maggiori costi, la riforma precisa che il finanziamento deve essere coerente con gli obiettivi di finanza pubblica e gli equilibri di bilancio. Dunque vanno evitati scostamenti a livello di deficit e debito: la copertura potrà avvenire solo con tagli ad altre voci di spesa o aumenti di entrate.