I nostri cervelli in fuga? Ora li riportiamo a casa

Giovani scienziati dall’Italia all’estero e ritorno. La professoressa Prest: “Hanno esperienza, li vogliamo qui”

Cervelli in fuga

Cervelli in fuga

La professoressa MICHELA PREST fa un lavoro bellissimo: si occupa di riportare a casa, in Italia, i cervelli ’in fuga’, anche se questa espressione non le piace molto perché quando ci sono di mezzo la scienza e la ricerca andare all’estero è praticamente una necessità. «Preferisco dire che i nostri giovani studiosi hanno bisogno di andare all’estero per imparare e poter tornare indietro con un bagaglio di esperienze e conoscenze da condividere con gli altri». All’Università dell’Insubria di Como e Varese, dove la professoressa dirige il Dipartimento di Scienza e alta tecnologia, grazie al suo lavoro entro breve arriveranno due giovani ricercatori, Mattia Sormani e Lucia Caspani, che insieme alle loro competenze riporteranno in Italia anche finanziamenti per diversi milioni di euro da spendere in ricerca. Entrambi hanno vinto l’Erc Starting Grant, un bando del Consiglio di ricerca europeo che ogni anno seleziona i progetti di ricerca migliori. L’astrofisico Mattia Sormani, 35 anni, tornerà a Como per studiare il trasporto di materia verso il centro della Via Lattea e l’alimentazione dei buchi neri. Mentre professoressa Lucia Caspani, dopo 13 anni di lavoro all’estero, si trasferirà dall’Institute of Photonics dell’università scozzese di Strathclyde, Glasgow, per tornare a insegnare nell’università in cui si è laureata e ha conseguito il dottorato. Con sé porterà i 2,5 milioni di euro vinti con il progetto Erc Consolidator e un altro finanziamento ottenuto grazie alla vittoria del bando Fis 2021. I suoi studi sulla sovrapposizione quantistica di due o più fotoni consentiranno di costruire strumenti sempre più sofisticati per l’analisi dei tessuti biologici. «Entrambi saranno affiancati da un team di ricerca e il loro lavoro coinvolgerà anche i nostri studenti e avrà di sicuro ripercussioni positive sulla nostra università – conclude la professoressa –. Il mestiere dello scienziato è il più bello del mondo proprio per questo: perché si fa insieme agli altri».