Virus sinciziale in salita, bambini a rischio bronchiolite. Santobono di Napoli: “Accessi quasi raddoppiati”

Dopo il caso del Bambin Gesù di Roma, l’ospedale pediatrico campano rischia il collasso del pronto soccorso. “Stiamo vivendo il picco massimo del virus respiratorio”. Gli infermieri: “Crisi profonda anche al Cardarelli”. Medici di base, 4 milioni di chiamate in tutta Italia

Il virus sinciziale colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni di età
Il virus sinciziale colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni di età

Napoli, 4 gennaio 2024 – Covid, virus sinciziale e bronchioliti stanno raggiungendo il picco di contagi: “Pronto soccorso pieni, i più colpiti sono i bambini sotto i 5 anni”. Medici di famiglia presi d’assalto con 4 milioni di chiamate al giorno in tutta Italia.

I pediatri lanciano l’allarme, tra le città più colpite Roma – con i 480 accessi giornalieri al Bambin Gesù – e Napoli, dove negli ultimi giorni l’ospedale pediatrico Santobono ha registrato oltre 1.400 bambini tra Natale e Capodanno, con una media giornaliera di 320 visite d’emergenza al giorno, contro i 200 accessi a ritmo normale. In difficoltà anche il Cardarelli

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Santobono: “Accessi quasi raddoppiati”

“La situazione comincia a diventare molto impegnativa, il numero di accessi al pronto soccorso è quasi raddoppiato”, ha fatto sapere Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso dell'ospedale pediatrico Santobono di Napoli.

“Stiamo vivendo il picco massimo del virus respiratorio sinciziale che porta bronchioliti nei bambini più piccoli”, avverte. La paura è alta, la Campania rischia di diventare una ‘zona rossa’ per l’alto numero dei contagi.

Ospedali in ginocchio

“Crisi profonda, pronto soccorso presi d’assalto”, dice Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato degli infermieri Nursing Up. “Basti pensare al caso del Cardarelli di Napoli, il più grande ospedale del Sud – continua – ma casi simili si sono registrati anche in regioni dove la carenza di infermieri è ormai a un punto di difficile ritorno, al pari della Campania”.

Nursing Up traccia un quadro allarmante del Cardarelli. “Afflussi di 200 pazienti al giorno, letti ammassati nei corridoi, una sanità territoriale totalmente incapace di consentire una equilibrata gestione dei malati, lasciando ai pronto soccorsi, come dovrebbe accadere, solo i casi realmente più complessi”, aggiunge.

Virus respiratorio sinciziale: i sintomi
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Sinciziale in salita: cosa succede ai bambini

Una situazione che “in tante realtà si è rivelata critica, con dei numeri veramente molto alti di visite alle strutture di emergenza e attese lunghe”, racconta Rino Agostiniani, vicepresidente della Società italiana di pediatria (Sip). I reparti di pediatria sono pieni da Nord a Sud, nei grandi ospedali e in quelli di media entità.

“Il virus sinciziale è in salita, soprattutto nei piccoli sotto i 5 anni, e i anche i ricoveri avvengono proprio in questa fascia di età”, spiega Agostiniani. “Mentre durante il periodo pandemico si era un po' spostato l'andamento del picco, quest'anno il virus è tornato a comportarsi come nel passato: con un inizio verso fine novembre e dicembre. L'aspettativa è che duri ancora un po', con numeri alti nel mese di gennaio, andando poi a calare. Però nei bimbi piccoli, la percezione è che i casi di influenza superino comunque quelli di bronchiolite”.

Bronchiolite: casi difficili sotto i 6 mesi

“Per la bronchiolite, i casi difficili sono quelli in bimbi sotto i 6 mesi. Per i più piccoli, molte situazioni complesse vengono osservate in special modo con i secondi nati, cioè con i bambini magari di un mese che hanno un fratellino che va alla scuola materna e che ‘porta’ il virus a casa”, dice il vicepresidente Sip.

“Il carico di lavoro delle strutture pediatriche è importante in questo periodo”, puntualizza. E la situazione non è molto diversa per i reparti degli adulti. I dati diffusi dal Nursind, il sindacato degli infermieri, parlano per gli ospedali del centro della Toscana di centinaia di accessi ai Pronto Soccorso, mentre in Calabria, al Policlinico di Germaneto a Catanzaro, influenza e Covid hanno messo sotto pressione la rianimazione.

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