Lunedì 17 Giugno 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Zalone & De Gregori, niente Generale in scaletta. "Vannacci canti Immigrato"

Checco scherza alle Terme di Caracalla, in concerto con Francesco. Silenzio del cantautore sulle canzoni utilizzate in campagna elettorale da Lega e Pd

Francesco De Gregori in scena con Checco Zalone

Francesco De Gregori in scena con Checco Zalone

Roma, 6 giugno 2024 – Francesco De Gregori è un’icona della nostra canzone d’autore a cui la vita non ha risparmiato niente. Neppure il languore (e chiamalo languore) di vedersi scippare dalla Lega una delle sue canzoni più popolari e amate per farne un inno della campagna elettorale del generale Roberto Vannacci. Sulla vicenda silenzio tombale del defraudato che però, l’altra sera, nel corso del concerto con Checco Zalone alle Terme di Caracalla per dare finalmente una valenza live al recente album in condominio Pastiche, ha scoperto dall’amico che avrebbe voluto dargliela lui a Vannacci la canzone giusta per affrontare la competizione elettorale. E non un pezzo qualunque, ma quella Immigrato arrivata fino al David di Donatello grazie alla colonna sonora di Tolo Tolo. Ferma l’obiezione del popolo in camicia verde. "Vannacci ha scelto Generale di De Gregori e l’ha pure pagata. Io Immigrato gliel’avrei offerta gratis".

Principesco sorrisetto sornione dietro al palco. De Gregori, infatti, al momento non ha alcuna intenzione di vedersi strumentalizzare una eventuale risposta ben sapendo che l’autore ha sulle proprie opere un diritto morale da poter far valere nelle sedi deputate in qualsiasi momento. E, conoscendo l’uomo, non è proprio detto che questo non accada. Anche perché De Gregori s’è sentito tirare per la giacchetta da più parti nei comizi di questi giorni: dalla Lega con l’utilizzo di Generale come dal Pd (un classico ormai) con quello di Viva l’Italia. "Zalone e De Gregori sullo stesso palco è come vedere La Russa che pomicia con Schlein" è andato giù duro il comico pugliese, che replica con l’amico a Caracalla pure domenica sera. "Non è una cosa bella, ma eccezionale sì". E il più “politically correct” De Gregori: "Eccezionali tutti e due: sia La Russa che Schlein".

Checco è un comico, sceneggiatore e regista con l’hobby del pianoforte e questo si avverte nella vena un po’ scolastica del morriconiano Deborah’s theme messo in apertura di serata per evocare le fascinazioni a 35mm di C’era una volta in America, ma diventa irresistibile quando destruttura l’aplomb di De Gregori trascinando il cantautore nelle sue gag in una scaletta composta "per cominciare con le canzoni tristi e arrivare poi alle tristissime".

Tra le prime, la vertigine de Il cuoco di Salò porta subito alle vette del miglior De Gregori, così come altri momenti "fuori dal mainstream" come li definisce lui, quali l’omaggio a Giovanna Marini di Sento il fischio del vapore, le roccheggiant i Il vestito del violinista e Numeri da scaricare, I matti, Due zingari, poi ci pensa Zalone a far precipitare tutto con “gemme” del suo repertorio tipo Alejandro o una I uomini sessuali ("il nuovo inno del Vaticano…") in cui De Gregori sembra mettere più passione che in Buonanotte fiorellino. In quel Samba del culu piattu concepito sul dramma delle sudamericane poco formose, perché "una ragazza senza culu in Brasile equivale ad una invalida civile", Zalone riesce a sommare in un unico testo “blackface”, “cat calling” e “Body shaming”. "Pensavo di essere il più scorretto d’Italia" ammette "… ma poi è arrivato il Papa".

Senza la voglia di osare e di ridere dello spettacolo, l’azzardo discografico di Pastiche s’è risolto in un buco nell’acqua come ammette De Gregori invitando dal palco il pubblico ad acquistarlo perché "in questo momento la musica leggera è talmente indifesa che anche i consigli per gli acquisti sono leciti".

Rimane l’attività live che, archiviate queste due date con il comico pugliese, vedrà l’uomo di Rimmel varare il 15 luglio a Piacenza il suo cammino estivo, per poi rinchiudersi dal 29 ottobre al 23 novembre al Teatro Out Off di Milano con 20 concerti da 200 spettatori o giù di lì a sera (impreziositi dalla presenza di ospiti) imperniati – già dal titolo Nevergreen (perfette sconosciute) – sulla rilettura delle canzoni di nicchia del suo notevolissimo repertorio. Repertorio da cui – almeno l’altra sera nel concerto con Zalone alle Terme di Caracalla – sia Generale sia Viva l’Italia sono state cassate: De Gregori non ha intonato né l’una né l’altra.