Venerdì 21 Giugno 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Woody Allen a Venezia, scatta la contestazione

Il regista 88enne alla Mostra del Cinema, cronisti e gente comune: “Sarà il mio ultimo film? Forse”. Flash mob sul red carpet: via i riflettori sugli stupratori

Venezia, 5 settembre 2023 – Entra, quasi in punta di piedi, nella sala degli incontri stampa. Gli occhiali di sempre, con la montatura di celluloide nera. L’aria di essere uscito da un’altra epoca. Gli occhi che si guardano intorno, dietro gli occhiali, con stupore. E sembra davvero stupito, Woody Allen, dall’applauso che lo accoglie. In serata, però, al momento del red carpet, arriveranno le contestazioni di una trentina di persone, sopratutto donne, che hanno inscenato un flash mob gridando: "Spegnete i riflettori sugli stupratori".

Woody Allen, minuto signore di quasi ottantotto anni (li compirà a novembre), con tre Oscar vinti da sceneggiatore e uno da attore, e un Leone d’oro alla carriera a Venezia, è ancora il più atteso e da molti il più amato. Tanta gente scende dai vaporetti di passaggio per vederlo. E ci sono giornalisti in fila da un’eternità, una fila che si allunga come un serpente senza fine. Presenta, fuori concorso, Coup de chance, colpo di fortuna. Commedia sentimentale e thriller, un film sulla forza dirompente del caso, come lo era stato, vent’anni fa, Match Point.

Woody Allen a Venezia
Woody Allen a Venezia

È il Woody Allen più classico: incontri casuali, conversazioni fluide, innamoramenti che ti colgono di sorpresa, dialoghi sull’arte e la letteratura, panchine nel parco. Solo che siamo a Parigi, invece che a Central Park. E c’è un aspetto poliziesco da non sottovalutare.

È il suo primo film girato in Francia, in francese. Da quanto aveva dichiarato mesi fa, sarebbe stato anche il suo ultimo film. Ma forse no. A Venezia, Woody Allen parla di scrittura, di vita, di morte, di donne. E anche dei film che potrebbe ancora regalarci.

"È il mio cinquantesimo film, ma per me tutto scorre sempre uguale". Una routine dal sapore antico. "La mattina mi alzo, faccio i miei esercizi, poi prendo il quaderno e scrivo a penna. Il pomeriggio batto tutto a macchina da scrivere. I miei film sono sempre nati così, e continuo a scriverli così anche adesso".

Qualche giorno fa si era confessato in una lunga intervista a Variety, nel corso della quale aveva affrontato anche l’argomento delicato del #MeToo, il movimento di denuncia delle donne che hanno subito abusi, dicendo: "Qualsiasi movimento in cui si fa qualcosa di positivo per le donne è una buona cosa. Ma in alcuni casi si è troppo estremi: si trasforma in problema qualcosa che la maggior parte delle persone non considererebbe in alcun modo offensiva".

Woody Allen è stato attaccato, ostracizzato, emarginato dalla puritana Holywood a causa del #MeToo. Accusato di molestie dalla figlia Dylan Farrow, è stato prosciolto in due diversi procedimenti: ne ha scritto nel suo libro A proposito di niente. Le accuse contro di lui sono cadute, ma molti attori che hanno lavorato con lui si sono dichiarati pentiti di aver lavorato con lui. In pratica, negli Stati Uniti Woody Allen è sulla lista nera.

Quando gli chiedono della “cancel culture“, risponde: "Trovo che sia tutto così sciocco. Non so che cosa significhi essere cancellato: per me, negli anni, tutto rimane uguale".

Ma a Venezia, all’incontro con i giornalisti, ribadisce: "Io sono un uomo fortunato. Ho avuto due genitori che mi amavano, una vita bellissima, un matrimonio meraviglioso, compirò ottantotto anni fra breve e non sono mai stato una notte in ospedale. I critici sono stati generosi con i miei film. Ho avuto fortuna. E spero che la mia fortuna continui".

E implicitamente, nega di non voler più fare film. "Se avessi un’idea buona per girare un film in Italia, o in Germania, lo farei, perché no? Ho anche una bellissima idea per New York. Se qualcuno mi dicesse “Ti finanziamo un film a New York“, ma alle mie regole – dandomi i soldi e basta, senza pretendere di sapere né chiedere niente – lo farei subito".

Gli chiedono se l’umorismo, quello che scintilla nei suoi film, sia un antidoto contro la morte. Risponde: "Contro la morte non c’è nessun antidoto. Né con la scienza, né con la commedia, né con la filosofia c’è una via di fuga. È un cattivo affare ma purtroppo mi sa che possiamo fare poco, ce la dobbiamo tenere. Non possiamo lottare contro la morte. Possiamo solo distrarci".

E questo sono i suoi film. Delle bellissime maniere per distrarsi, per assistere al gioco del caso – come in questo film, Coup de chance – agli intrighi dei tradimenti, degli amori, degli odi, per vedere omicidi e adulteri, e assistere al valzer del vivere.