Lunedì 17 Giugno 2024
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Un autunno d’agosto: "Portiamo in scena il dolore delle stragi"

Debutta venerdì a teatro a Firenze la pièce tratta dal libro di Agnese Pini. Regista e protagonista Luisa Cattaneo: "Dal ’44 a oggi, dalla parte degli ultimi"

Un autunno d’agosto: "Portiamo in scena il dolore delle stragi"

Un autunno d’agosto: "Portiamo in scena il dolore delle stragi"

Roma, 9 aprile 2024 – "Non si può condividere il dolore: è solo tuo, resta un mistero anche per chi ti vuole bene. Si condivide l’amore, quello si può condividere e capire. Ma il dolore no, ognuno ha il suo. Alla fine è questo il punto, il punto è la solitudine". Che fare, allora, di fronte al dolore "puro e giusto che si conserva come una reliquia nella parte più profonda del cuore" dell’essere testimoni, figli, nipoti, delle vittime di un eccidio nazista? "Affannarsi a cacciarlo fuori in urla disperate – scrive Agnese Pini nel suo Un autunno d’agosto – restava uno sforzo amaro, frustrante e inutile. Ma ottant’anni dopo potevamo invece capirne il senso. Questo potevamo farlo, e potevamo farlo insieme".

Adesso il libro Un autunno d’agosto (Chiarelettere), in cui la direttrice dei quotidiani del gruppo Monrif ricostruisce una delle stragi nazifasciste meno conosciute, quella avvenuta nell’estate 1944 a San Terenzo Monti, paese di poche centinaia di abitanti tra Liguria, Emilia e Toscana, dove vennero uccise 159 persone tra cui la sua bisnonna, Palmira Ambrosini, diventa una pièce teatrale. Debutterà in prima nazionale il 12 e 13 aprile al Mad - Murate Art District di Firenze, con la riduzione drammaturgica di Elena Miranda e la regia di Luisa Cattaneo, che è in scena insieme a Gabriele Giaffreda.

Com’è nata l’idea di portare in scena il libro?

"L’idea è nata un anno fa, subito dopo averlo letto – spiega Luisa Cattaneo –, ed è da allora che stiamo lavorando per portarlo a teatro: nel luglio scorso ne abbiamo fatto una lettura, a un festival a Calenzano, che è stata il primo motore per arrivare, tra gennaio e febbraio, alla riduzione teatrale di Elena Miranda".

Il libro è anche un racconto in prima persona: come si svilupperà in scena?

"La voce narrante dell’autrice non c’è, in scena lasciamo che a parlare siano i personaggi, bellissimi, di cui ha scritto Agnese: sono loro che danno vita al racconto via via, attraverso i loro ricordi, i loro frammenti, le loro emozioni".

Quali personaggi?

"Le vittime dell’eccidio, i partigiani, Mario Oligeri e don Michele, poi l’unica sopravvissuta, Clara Cecchini, chi si è salvato e chi no. Regia stilizzata, messinscena essenziale, sul palco le loro voci, le loro storie, la loro poesia, accompagnate dalla musica dal vivo della fisarmonica di Madoka Funatzo".

Nel libro, nell’incontro con il magistrato De Paolis, Agnese Pini scrive anche che "le cose non esistono finché non si raccontano", e che la "giustizia negata resta una ferita aperta e mai rimarginabile". Ferita ancora più profonda sulla pelle degli ultimi, coloro che – nelle guerre di ieri come in quelle di oggi – hanno "meno mezzi per rivendicare la propria dignità di vittime".

Giaffreda: "Sì, è una cosa a cui teniamo molto, l’anima del libro. Questa è una storia dedicata agli ultimi, è stato proprio questo a guidare la nostra scelta: la necessità di dare voce agli ultimi, protagonisti di una vicenda terribile. Il nostro intento è rendere giustizia alla loro storia, alla loro memoria. Come spesso accadeva negli eccidi: donne e bambini erano le vittime sacrificali, erano loro le prime, e in gran numero".

Cattaneo: "Raccontare è riportare alla luce. È non lasciare le cose sottoterra o nel passato.Le ferite ci sono, ci sono le cicatrici, hanno valore, hanno un significato prezioso che sta noi illuminare. Ed è particolarmente toccante il modo in cui lo illumina Agnese ovvero con l’amore: perché di fronte a un male che non si può spiegare, la forza dell’amore verso gli altri, la famiglia, i propri cari è qualcosa che alla fine rimane e dà un senso persino alle tragedie più grandi".

Riferimenti all’attualità?

"Nessun riferimento diretto. Ma gli orrori che tuttora nel 2024 avvengono in modo molto simile a come accaduto 80 anni fa non possono non riverberare dinnanzi a questo racconto, in sala. L’attualità è una ripetizione di malvagità e distruzione e l’attualità ritorna proprio riguardando ciò che è già accaduto nel passato". Lo spettacolo è una produzione Primera e Officine della Cultura.