Giovedì 20 Giugno 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

Torna Diodato: "Io, tra i miracoli e Diabolik"

Il trionfatore di Sanremo 2020 con 'Fai rumore' dà alle stampe il nuovo album 'Così speciale': "Racconto tempi affascinanti e veementi"

Roma, 24 marzo 2023 - C’è un che di dantesco nella "presenza caotica di umanità" da cui Antonio Diodato, semplicemente Diodato per le hit-parade, trae ispirazione per le 10 nuove di 'Così speciale', l’album che lo riporta oggi nei negozi tre anni dopo la vittoria di Sanremo con Fai rumore – divenuto un vero inno negli anni orribili dell’isolamento del Covid – e il disco di platino incassato da Che vita meravigliosa. "Viviamo tempi di affascinante confusione, ma anche spaventosa veemenza" dice lui, 41 anni, parlando del brano Ci vorrebbe un miracolo. "Tempi popolati da un’umanità che si urla addosso, senza ascoltare. Ecco perché invoco il miracolo ma, non sapendo poi a chi rivolgermi, penso debba essere chiesto innanzitutto a noi stessi. Considerazioni dure, che mi è piaciuto accompagnare per contrasto con qualcosa di musicalmente luminoso come la solarità di una banda".

Diodato, 41 anni, torna con un nuovo album dopo il trionfo di Sanremo 2020
Diodato, 41 anni, torna con un nuovo album dopo il trionfo di Sanremo 2020

Insomma, l’ocra sparso sulla tela, con la complicità del produttore Tommaso Colliva (Calibro 35 e molto altro), per far risaltare colori e sfumature di "dieci fiori che profumano di vita". Quelli a cui rimanda pure la copertina di Paolo De Francesco ispirata a Flowers, opera del giapponese Tetsumi Kudo intercettata da Diodato all’ultima Biennale d’arte di Venezia. Il 15 aprile debutta a Padova il tour nei club che vedrà Diodato in concerto pure a Milano, il 20, e Bologna, il 27, poi Madrid, Berlino, Parigi, Amsterdam e Praga. "Vedo in queste canzoni un dono ricevuto per aver essermi mischiato con l’umanità e il caos - ammette –. Per essermi lasciato entrare dentro pioggia, vento, sole, coltivando però il piacere di stare con gli altri, cibandomi di vita, amicizie, esperienze".

L’esperienza che l’ha segnata di più?

"Aver condiviso lo scorso anno con degli amici romani una casa a Trastevere, trasformandola in una specie di comune. Qualcosa di simile a quanto m’era accaduto ai tempi dell’università, sempre a Roma".

Ormai non c’eri che tu parla di una storia finita. È dedicata a qualcuno?

"Ovviamente, sì. Ma se pensa a qualcuno di conosciuto (Levante, ndr), no. Perché, anche se al momento sono single, continuo per fortuna a vivere e ad avere una vita di relazione…".

I successi di Fai rumore l’hanno condizionata nella scrittura del nuovo repertorio?

"So che ci farò i conti per tutta la vita, ma la battaglia emotiva che ho avuto con me stesso lavorando a questo album non ha patito quel tipo di ansia. Proprio per tirarmi fuori da quel solco, ho preferito evitare il palco dell’Ariston, dove qualsiasi pezzo avessi presentato si sarebbe comunque trovato a doversi confrontare con Fai rumore. Le dieci canzoni di questo album avevano, però, un respiro diverso e quindi potevano seguire un percorso diverso".

Se fosse stato "costretto" alla scelta di Sanremo cosa avrebbe portato?

"Forse Non c’eri che tu, perché l’orchestra è molto presente, ma anche Così speciale, il pezzo che intitola il disco, iniziandola solo al piano per poi far entrare archi e ottoni".

Se mi vuoi è stato pure il tema del film Diabolik: Ginko all’attacco!, secondo capitolo della saga dei Manetti Bros. sull’antieroe mascherato delle sorelle Giussani.

"Quando sono stato contattato non ho risposto né sì né no, ma solo: ci provo. Mi era piaciuta l’intenzione del primo Diabolik e ho pensato che fosse una buona occasione per giocare con atmosfere retrò, in linea anche col periodo storico in cui è ambientato il film. Ho mandato il provino ai Manetti alle 5 di mattina e poi sono andato a dormire. Al risveglio ho trovato sul telefono una serie di messaggi euforici in cui Marco e Antonio mi dicevano che lo stavano mandando “a palla“ sul set per farlo sentire a tutta la troupe. Così quando mi hanno proposto un cameo all’inizio del film, visto che ormai ero in ballo, ho accettato. Anche perché quei titoli di testa hanno un sapore “bondiano“ a cui è duro resistere".