Intervista a Erica Piccotti, da ‘enfant prodige’ a violoncellista di successo: “Il segreto di un sogno che si avvera”

Dopo il debutto a 13 anni con Mario Brunello in diretta Rai da Montecitorio, la talentuosa 24enne romana si sta affermando a livello internazionale. Tre concerti da non perdere: il 25 e 27 gennaio a Roma e Bologna con la Malta Philharmonic Orchestra, il 27 a Villa Necchi di Milano

Da ‘enfant prodige’ a violoncellista di successo, la carriera di Erica Piccotti è tutta in ascesa. Quindici anni di traguardi letteralmente ‘bruciati’ da una passione che crea, sostiene e spinge quel talento originario sempre più in là. Non ha nemmeno 25 anni, ma il suo palmares è già pieno di riconoscimenti.

Con il gene della musica nel sangue – “il nonno suonava la fisarmonica, mio mamma è pianista e mio fratello Federico è violinista dell'Accademia di Santa Cecilia” – Erica ha raggiunto obiettivi inimmaginabili per la sua giovane età: l’ingresso in conservatorio a 9 anni, il diploma in violoncello cinque anni dopo e il grande debutto concertistico: aveva solo 13 anni, ma la sua esecuzione al fianco del grande Mario Brunello fu seguito con da milioni di telespettatori in diretta Rai da Montecitorio.

E poi e il prestigioso conferimento dell’onorificenza di Alfiere della Repubblica Italiana da parte del presidente Giorgio Napolitano “per gli eccezionali risultati in campo musicale in giovane età”. E ora è si esibisce da solista in giro per il mondo.

La violoncellista Erica Piccotti
La violoncellista Erica Piccotti

Erica Piccotti, puro talento e amore profondo per la musica: è questo il segreto?

Il talento serve, ma non basta: ci vuole tanta dedizione e impegno. Certo, da bambina il talento si vedeva a colpo d’occhio e per questo a 9 anni sono stata ammessa al quinto anno di Conservatorio. Ma nel tempo quello che mi ha permesso di continuare a crescere e migliorare la mia musica è il tanto studio. È difficile diplomarsi prima di essere maggiorenni e non è stato semplice studiare materie complesse con la testa da bambina. È stata una corsa frenetica, ma avevo un grande sogno e volevo correre per realizzarlo.

Capacità di immaginare e sognare in grande: è la formula magica di tutte le vite di successo. È stato così anche per te?

Diventare violoncellista è stato il mio sogno da quando ho preso in mano il primo strumento musicale. Da bambina guardavo i video di Jacqueline du Pré (una delle più virtuose violoncelliste al mondo, considerata una vera leggenda, ndr) e immaginavo di essere sul palco e suonare come lei. Nella mia vita da musicista ho sempre immaginato e sognato, forse sì: questo mi ha aiutato a studiare e raggiungere i miei obiettivi.

Cosa significa suonare per te?

Quando suono entro in uno spazio senza tempo, non penso a nient’altro che alla musica. Suonare è per me la cosa più importante. Questo mestiere è una grande fatica, tra lo stress di una vita frenetica e l’ansia del palco. Ma suonare è la mia via di uscita dal mondo reale: quando suono è l’unico momento in cui esiste solo la purezza della musica e nient’altro.

Alcuni ‘enfante prodige’ poi non reggono la prova del tempo: come si fa a diventare una solita di successo come te?

Il riconoscimento di ‘enfant prodige’ arriva da bambini per qualità musicali indubbie, ma poi è difficile tenere a bada quelle stesse qualità. Dopo quella prima fase acritica e fragile, bisogna dimostrare di avere altre capacità. Dietro alla musica c’è una grandissima dedizione: in questo campo non si è mai arrivati, ogni giorno si inizia da capo. Lo studio non finisce mai. Se arrivasse il giorno in cui in cui mi sentissi arrivata, sarebbe il segno che dovrei cambiare mestiere.

Cosa vuoi trasmettere quando suoni?

Quando eseguo un brano, cerco di non sovrastare troppo l’idea originaria del compositore con la mia personalità. A volte non è facile perché quando suono sono molto coinvolta, ma cerco di essere un tramite tra la musica e il pubblico. E alle persone che ascoltano rimane impresso l’amore per ciò che sto facendo. L’unica sfida che mi pongo quando salgo sul palco è entrare nello spirito del compositore: per farlo, bisogna tenere a freno l’ego e immaginare cosa avrebbe voluto trasmettere con quelle note.

Erica, quali sono i prossimi concerti in programma?

Fra pochi giorni tornerò da Berlino, dove vivo in Italia per tre concerti. Il primo sarà nella mia città, Roma, con la Malta Philharmonic Orchestra all’Auditorium in un Concerto Doppio per violino, violoncello e orchestra (op.102 di Brahms) insieme al violinista Carmine Lauri. Sarò al Parco della Musica di Roma (mercoledì 24 gennaio, alle 20.30). E il giorno dopo, ci esibiremo al Teatro Auditorium Manzoni di Bologna (giovedì 25 gennaio, alle 20.30).

Il 27 gennaio, a Milano, proporrò un repertorio più intimo: suonerò con il pianista Leonardo Pierdomenico brani di Chopin (Sonata in sol minore op. 65) e Brahms (Sonata n.2 in fa maggiore op.99) a Villa Necchi (alle 17.30).

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