Foto: 20th Century Fox Animation
Foto: 20th Century Fox Animation

Giovedì 21 ottobre esce nelle sale cinematografiche italiane 'Ron - Un amico fuori programma', il nuovo film d'animazione di 20th Century Studios che è stato recensito bene dalla critica nostrana e internazionale. Al centro della trama ci sono un ragazzino timido e un robottino che non funziona come dovrebbe, ma proprio per questo è capace di grandi cose, contro ogni previsione.

'Ron - Un amico fuori programma', tutto sul film

La storia è ambientata in un futuro nel quale esistono i B-bots, cioè dei piccoli robot che parlano, camminano, sono connessi con la Rete e programmati per essere un amico affettuoso dei bambini e un loro inseparabile compagno di giochi. All'interno di questo contesto incontriamo Barney, un ragazzino nerd e timido che fatica a farsi degli amici e che riceve in regalo da papà un B-bots di nome Ron, che purtroppo si rivela essere difettato. Forse, però, è esattamente ciò di cui Barney ha davvero bisogno.

La sceneggiatura di 'Ron - Un amico fuori programma' porta la firma di Peter Baynham e Sarah Smith, che insieme hanno scritto la commedia 'Il figlio di Babbo Natale' (2011). La regia è stata curata a sei mani dalla stessa Sarah Smith insieme a Jean-Philippe Vine e a Octavio E. Rodriguez: in precedenza Smith aveva diretto 'Il figlio di Babbo Natale', Vine alcuni episodi della serie animata 'Shaun, vita da pecora' e Rodriguez alcuni episodi di 'Le epiche avventure di Capitan Mutanda'.
Il cast dei doppiatori in lingua originale è di lusso e vanta fra gli altri Olivia Colman, Ed Elms e Zach Galifianakis. Fra i doppiatori italiani segnaliamo l'attore e comico Lillo, al quale è stata affidata la voce del robottino Ron.


Il trailer

Le recensioni, cosa nel pensa la critica

In media la critica ha scritto recensioni positive, lodando in particolare il riuscito amalgama fra umorismo e buoni sentimenti. 'Ron - Un amico fuori programma' non è particolarmente originale in termini di spunto narrativo di partenza e di sviluppo della trama, e questo ha impedito a molti recensori di utilizzare parole d'entusiasmo. C'è anche chi ha sollevato dubbi sul fatto che il film è "sospettosamente neutrale intorno alla questione se i bambini debbano abbandonare la schiavitù digitale in favore di relazioni con esseri umani in carne e ossa" (l'ha scritto Peter Bradshaw sul Guardian). Sono tutte riserve lecite, che però non hanno motivato stroncature senza appello, perché tutto sommato il film ha una sua tenuta, è capace di intrattenere con brio e sottolinea la differenza fra gli aspetti negativi e quelli positivi dei gadget tecnologici.