11 mag 2022

L'intelligenza artificiale scrive recensioni di vini quasi indistinguibili da quelle vere

Gli ingegneri di una università americana hanno programmato un algoritmo capace di produrre recensioni del tutto verosimili. Ma la competenza degli esperti umani resta insostituibile

Le recensioni scritte dalla IA sembrano vere, ma il lavoro degli esperti non è a rischio
Le recensioni scritte dalla IA sembrano vere, ma il lavoro degli esperti non è a rischio

L'intelligenza artificiale è ormai in grado di scrivere recensioni di vini credibili e quasi indistinguibili da quelle reali. Un esempio: "Questo è un Cabernet di carattere. È molto secco e con leggere note fruttate di more, il che ne accentua l'acidità e i tannini. Pronto da bere subito". Oppure: "Un rosé dal colore molto intenso, corposo, con aromi di ciliegia, lampone, vaniglia e spezie. È secco con una buona acidità". Sommelier ed esperti devono cominciare a preoccuparsi? Ovviamente l’intenzione dei creatori dell'algoritmo non è quella di rovinargli la piazza, ma piuttosto di fornire loro uno strumento che possa supportarli nel lavoro. Anche perché, per quanto l'IA riesca a confezionare testi verosimili, la competenza, l'esperienza e i sensi di un essere umano restano insostituibili.

Gli ingegneri del Dartmouth College, negli Stati Uniti, hanno dato in pasto al loro programma 125mila recensioni del magazine Wine Enthusiast, caratterizzate da un formato chiaro e conciso. Le recensioni dei vini si prestano particolarmente bene agli esperimenti con l'IA, perché sfruttano un vocabolario specifico e ristretto, con parole ricorrenti come "secco", "fruttato", "acidità", eccetera. La stessa procedura è stata replicata anche con 140mila recensioni di birre prese dal sito RateBeer.

All'algoritmo sono poi state fornite le informazioni di base su alcuni vini: produttore, tipologia, prezzo, eccetera. Basandosi su questi parametri, l'intelligenza artificiale ha scandagliato il database di opinioni reali alla ricerca delle affinità e ha elaborato le sue recensioni. Un gruppo di persone ha quindi letto i testi, uno scritto da un essere umano e uno dal programma, relativi a trecento vini, e in gran parte dei casi non sono stati in grado di distinguere quelli autentici da quelli partoriti dall'IA.

I ricercatori sottolineano chiaramente che questo strumento non può e non deve essere utilizzato per rimpiazzare le opinioni di sommelier e intenditori e che bisogna evitarne un uso scorretto. C'è una questione etica, ad esempio: i testi generati dall'algoritmo dovrebbero essere sempre segnalati come tali in modo da non ingannare i consumatori, e non spacciati come opera di esperti umani. L'IA serve piuttosto ad altro: può fornire ai professionisti un canovaccio di partenza su cui imbastire le loro recensioni, oppure aiutare i ristoranti che non dispongono di un sommelier a compilare la carta dei vini, o i negozi online a inserire le descrizioni dei prodotti che vendono.

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